Sabato, 31 Luglio 2021

A pochi minuti dalla chiusura dei bar, delle pizzerie e delle pasticcerie le piazze si svuotano. Ancor prima delle 18 le serrande si abbassano, gli ultimi avventori escono e si attardano ancora un po’ nella piazza. Forse
l’appuntamento consueto è terminato troppo presto e non è bastato per concludere la conversazione cominciata davanti a un quartino di vernaccia o a un boccale di birra. Una routine quotidiana che va dal caffè di prima mattina, alla vernaccia dell’ora di pranzo fino alla capatina al rientro da lavoro. Nelle piccole realtà paesane questi sono rituali
necessari e piacevoli perché danno quella sensazione di sicurezza che è al tempo stesso appagamento e soddisfazione. Oltre a negare buona parte dell’incasso della giornata, che nei bar dopo le 18 comincia a essere più considerevole, le limitazioni imposte per contenere i contagi della seconda ondata della pandemia da Covid 19 hanno portato a un importante arresto della vita del paese. Nelle piazze chiassose e vive grazie al via vai dei clienti nei bar, nelle pizzerie, nelle pasticcerie, cala il silenzio. Non ci sono le luci della città e i rumori del traffico a renderle vivaci e animate, così il silenzio e le ombre della sera si prendono tutto. Una sensazione surreale di vuoto e di solitudine, sembra essere tornati alle settimane del lockdown, la misura più estrema tra quelle anti contagio. Una seconda ondata con chiusure mirate e parziali di paesi e città, con restrizioni differenti che anche per i piccoli centri possono trasformarsi in grossi limiti in termini non solo economici ma anche sociali.

Per tanti paesi del nostro territorio, i ritmi lenti, quasi calmi, fanno sì che lo scorrere della vita segua non solo la cadenza delle stagioni, ma anche la vita della piazza, delle vie con le piccole botteghe e i bar. Non è un luogo comune che la vita di paese è per ogni abitante, come un libro aperto; sin dalla nascita si entra a far parte di una comunità in cui la persona non è solo un nome, ma un’identità di cui si conosce molto. E in tutti i paesi ci sono dei luoghi in cui si snodano le vicende di ognuno, passando da quelle gioiose, a quelle più tristi, da quelle piccanti a quelle di successo.

La via principale che attraversa il paese e che si apre di solito in una bella Piazza, i bar, le botteghe e i piccoli mercati sono gli spazi in cui si saziano i pettegolezzi che hanno sempre avuto un’importante funzione sociale e di comunicazione: nelle realtà paesane ancora è una modalità relazionale non sempre o completamente negativa, anzi in grado di creare dei legami sociali riempiendo spesso vuoti esistenziali. La tranquillità della vita porta la gente a interessarsi dell’altro con naturalezza; in particolare si intessono rapporti con il vicino con il quale è quasi normale trattenersi a scambiare due parole, situazioni che in città non sempre è possibile vivere.

In paese ci si conosce tutti; il negozio sotto casa permette una socialità antica per tutti gli abitanti, anche per chi ogni
tanto sceglie i centri commerciali in città. I bar dei paesi non sono solo uno svago, ma un ambiente che caratterizza le piazze. Sin dai tempi più antichi nei bar dei paesi si facevano affari, si trattavano aspetti politici ed economici, motore che faceva andare avanti la società civile. Anche il barista era un po’ come un confessore, era a conoscenza di tutto, vuoi perché da lui nell’arco della giornata i clienti si succedevano di continuo, vuoi per l’antico detto in vino veritas.

Oggi il bar del paese è rimasto il ritrovo per gli abitanti e anche per i ragazzi che sin da piccoli sono stati avvicinati dal babbo, dal nonno o dallo zio e che ora vivono come un ambiente confortevole e aggregante in cui trascorrere qualche ora con gli amici. Uscire per prendere un caffè sapendo che sicuramente troverai qualcuno che conosci con cui scambiare due chiacchiere, anche solo con il barista, diventa quasi un appuntamento che un po’ solleva e rilassa. Limitazioni forti per i gestori delle attività di ristorazione confermate con l’entrata in vigore del nuovo decreto che continua a vietare il consumo di cibi e bevande nei luoghi pubblici e aperti al pubblico. La consapevolezza che sono necessarie a contenere il contagio dell’epidemia ci porta a sperare che prima o poi questa sensazione di vuoto sarà colmata con il rifiorire delle attività che riusciranno ancora a rianimare le piazze.

Laura Mastinu

 

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