Giovedì, 25 Febbraio 2021

Alle elezioni comunali in Sardegna, nei 156 comuni chiamati al voto nei giorni scorsi, l’affluenza è stata del 59,53%, Tutto sommato, anche alla luce delle difficoltà legate al Covid-19, potrebbe sembrare un dato confortante, se pensiamo che cinque anni fa, quando non avevamo nessuna pandemia, l’affluenza era stata superiore soltanto di qualche punto percentuale.

Ma i numeri della partecipazione al voto non spiegano tutto. Chi frequenta un po’ i social, ad esempio, avrà notato che quando si parla di elezioni o impegno politico, ciò che subito balza agli occhi è un continuo attacco al politico di turno e alla classe politica locale, regionale o nazionale. Dietro al computer o con il cellulare, ci si divide spesso in fazioni pro o contro qualcuno, si conta solo il maggior numero di like, ci si offende a vicenda con assoluta leggerezza senza magari leggere neanche il contenuto dei post pubblicati. Penso che sarebbe necessario un po’ più di discernimento, non solo quando usiamo il pc o il nostro telefonino, ma in generale quando pensiamo alla politica o quando siamo chiamati a esprimere le nostre idee.
Qui non si tratta di dividerci tra cattolici e non cattolici, ma di scegliere se essere persone morali o no, oneste o disoneste, costruttrici del bene comune o del malaffare, se essere capaci di dialogo o solo di offendere e insultare chi la pensa diversamente. È troppo facile criticare standosene tranquillamente seduti sul divano di casa propria o pensare che basti essere un follower del politico di turno per dare il proprio contributo. Anche perché – come spiega bene il gesuita Francesco Occhetta – è proprio la politica diretta, fatta con l’uso spregiudicato dei social network che crea quella sorta di ipnosi sociale in cui il cittadino si banalizza in un consumatore politico e non protagonista. E invece è proprio di protagonisti e di persone capaci di discernimento a servizio del bene comune di cui abbiamo bisogno. Chi amministra e governa, oggi, a tutti i livelli, compie un atto di profondo coraggio. Soprattutto nei nostri piccoli centri, dove l’impegno richiesto è tanto e le risorse economiche per farlo sono spesso limitate. Per questo motivo vogliamo ringraziare gli amministratori locali che con passione e spesso a scapito dei propri impegni familiari e lavorativi mettono a disposizione il loro tempo e le loro competenze a servizio degli altri. Non possiamo notare che sono sempre meno le persone disposte a offrire il proprio impegno a servizio della politica: lo dimostrano i tanti casi in cui nei nostri paesi è stata presentata soltanto una lista e i casi in cui non c’è stato nessun candidato alla carica di sindaco. Se vogliamo che il dibattito non continui ad appiattirsi sempre di più, è necessario lavorare – anche all’interno delle nostre comunità ecclesiali – affinché non ci si limiti a osservare da fuori questa situazione, ma si riesca a ritrovare il vero senso e il giusto valore dell’impegno politico. Chi pensa di avere talento e un po’ di competenza si metta a servizio della comunità.
Abbiamo bisogno di una politica che pensi con una visione ampia, e che porti approccio integrale, includendo in un dialogo interdisciplinare i diversi aspetti della crisi. Penso a una sana politica, capace di informare le istituzioni, coordinarle e dotarle di buone pratiche, che permettano di superare pressioni e inerzie viziose scrive Papa Francesco nell’Enciclica Fratelli Tutti. Ascoltare e mettere in pratica il suo invito, sarebbe una grande e bella rivoluzione.

Marco Piras

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