Mercoledì, 19 Dicembre 2018

 Sandro Ladu, da allievo di don Bosco, aveva interiorizzato questo principio, facendone una regola di vita, che amava ripetere sgranando i suoi occhi azzurri...

di Luisanna Usai

Un buon cristiano, un onesto cittadino. Una formula apparentemente minimalista, che però racchiude tutta la sapienza dell’umanesimo educativo di Don Bosco.

 Perché è facile definirsi un buon cristiano se però non si vivono in pieno gli ideali evangelici, fatti di apertura al trascendente, di attenzione e dedizione agli altri, di attitudine alla pace. E perché è facile definirsi un onesto cittadino se però si vive all’insegna del disimpegno e del non volersi sporcare le mani nella vita pubblica e sociale.
Sandro Ladu, da allievo di don Bosco, aveva interiorizzato questo principio, facendone una regola di vita, che amava ripetere sgranando i suoi occhi azzurri, quando negli incontri del MEIC si stentava a trovare un modo per definire un atteggiamento coerente con i propri principi. Tutto così diventava più semplice, come per lui più facile era stato trovare il modo di comporre divergenze o di appianare ostilità, nei numerosi, ricchissimi ricordi di cui ci faceva dono nelle sempre piacevoli cene in sua compagnia: “Basta una stretta di mano!” Una vita vissuta in pienezza, un entusiasmo che sembrava incredibilmente inesauribile e una rara voglia di conoscere e di imparare hanno fatto del dott. Ladu un impagabile compagno di strada.
Tutti, a Oristano, ricordano la grande umanità profusa per molti anni nel volontariato, soprattutto a favore degli ammalati nell’UNITALSI; forse meno noto ma ugualmente coerente era l’impegno tra le fila dei Lyons, ma, quel che per noi del MEIC conta di più, costante, attiva, sempre costruttiva era la sua partecipazione a ogni nostra attività, ecclesiale o culturale.
E tutti, a Oristano, ricordano con riconoscenza gli anni in cui si spese come sindaco, sempre alla ricerca della sintonia e della vicinanza con chiunque volesse impegnarsi per il bene comune. Eppure dott. Ladu non viveva di ricordi o di rimpianti: esattamente un anno fa, in occasione della festa di sant’Archelao, patrono della città, invitato a un pubblico confronto con i sindaci che fino ad allora si erano succeduti alla guida di Oristano, aveva dato ancora una volta un prezioso contributo di idee, sottolineando che, pur in presenza di progetti positivi, tante criticità attendevano ancora interventi risolutivi, come lo spopolamento del centro storico a fronte dell’eccessivo allargamento del perimetro urbano e la necessità sempre più urgente di politiche giovanili e di innovazione. Apprezzato oculista, ancora a quasi 86 anni, esercitava la professione con perizia, spesso mettendo la sua competenza carica di umanità a disposizione, gratis, di chi avesse necessità di una prestazione. Di quanto fosse caro a molti di noi, abbiamo avuto testimonianza nella chiesa di san Giuseppe Lavoratore, gremita fino all’inverosimile di tantissimi, giovani e anziani, accorsi per dargli l’ultimo saluto, e dalle parole commosse dell’arcivescovo, mons. Ignazio Sanna, che ha voluto salutare con lui una persona cara, un sincero amico.

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