Sabato, 16 Ottobre 2021

Sognano una vita normale e la immaginano a occhi chiusi. Proprio come noi...

a cura di Davide Corriga

Dal 1920 – il prossimo anno ricorre il centenario dalla fondazione – l’Unione Italiana Ciechi rappresenta e tutela gli interessi morali e materiali dei non vedenti nei confronti delle pubbliche amministrazioni, promuove iniziative volte a prevenire la cecità, progetta occasioni di pratica sportiva, di fruizione del patrimonio culturale e di occupazione lavorativa. Essere non vedenti, infatti, non significa trovarsi in una situazione disperata. I ciechi possono essere utili alla società. Ne è convinto Raimondo Piras, 62 anni, originario di Tuili e residente a Cagliari, funzionario dell’Agenzia Laore, dal 2015 Presidente del Consiglio Regionale dell’Unione Ciechi in Sardegna.

Quanto si può fare per ridurre le difficoltà di una persona non vedente?

Se si interviene in tempo e nella maniera giusta, potendo conoscere gli strumenti, le tecnologie dedicate, i benefici e le agevolazioni che le pubbliche amministrazioni e la nostra associazione mettono a disposizione, la persona che non vede, che vede male, che perde la vista anche se in età avanzata, può fare molto di più di quel che si immagina.

Come è strutturata l’associazione in Sardegna?

Nell’Isola l’organizzazione conta oltre tremila iscritti e possiede sezioni in ognuno dei capoluoghi delle quattro province storiche. Secondo i dati diffusi dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, sono circa cinquemila i sardi che soffrono di disturbi alla vista. L’attività associativa ha permesso di maturare la consapevolezza che i problemi dei non vedenti si possono risolvere solo tramite l’impegno quotidiano degli stessi non vedenti. Ecco perché la nostra associazione è composta ad ogni livello da soli ciechi.

Nel 2020 ricorre il centenario dalla fondazione dell’associazione…

L’Unione Italiana Ciechi è l’associazione più antica e più solida sul campo. Grazie al nostro fondatore, Aurelio Nicolodi, reduce della prima guerra mondiale (rimase gravemente ferito agli occhi e perse la vista), l’organizzazione è riuscita a togliere i ciechi dalle strade e restituire loro un ruolo nella società. In occasione del centenario saranno organizzate importanti iniziative in Sardegna.

Uno dei temi più cari all’Unione Ciechi è quello dell’istruzione.

La legge 517 del 1977 ha modificato l’assetto organizzativo della scuola italiana, abolendo le classi speciali e inserendo nelle classi comuni gli alunni diversamente abili. Sono quindi venute meno le scuole speciali di Sassari e di Cagliari, nella quale io stesso ho studiato. Il cieco deve stare insieme agli altri. Deve avere la possibilità di relazionarsi e confrontarsi con la società sin dalla giovane età. Altrimenti il rischio è quello dell’emarginazione. In passato le famiglie e la scuola italiana non sapevano come comportarsi. Oggi ad ogni ragazzo è assegnato un insegnante di sostegno, questa è una nota positiva, ma si può fare ancora tanto.

Anche per questo motivo avete pensato di promuovere un Master per la formazione di specialisti.

Sì, il Master ha come obiettivo la formazione di professionisti che siano in grado di effettuare la riabilitazione di persone con disabilità visiva. Insomma, riabilitare i ciechi al movimento, alla vita quotidiana, a partire dall’attraversare una strada fino completare il ciclo di studi. È promosso dal Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Genova in collaborazione con l’Istituto David Chiossone e il Consiglio Regionale della Sardegna dell’Unione Italiana Ciechi. Il Master dura un anno, per complessive 1500 ore, e costa 1.532,00 euro. Il vitto e l’alloggio sono gratuiti. Si tratta di una grande opportunità.

Chi sono i destinatari?

Al Master sono ammessi laureati triennali nelle professioni sanitarie di riabilitazione, e laureati magistrali nel settore sanitario, in Medicina e Chirurgia, in Psicologia. Il dettaglio delle classi di laurea è indicato sul bando. Sono richiesti il possesso di conoscenze informatiche di base e la conoscenza delle lingue inglese e francese corrispondente almeno al livello B1. Il numero massimo di partecipanti è 6. Sarà data priorità ai candidati idonei residenti in Sardegna.

 

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