Mercoledì, 22 Agosto 2018

Il 1 giugno, al liceo "Pitagora" di Isili, la campanella ha il suono della musica e di tanti ragazzi impegnati nell'organizzazione della festa più grande di sempre: la scuola compie 50 anni di fatiche, successi, talenti coltivati e studenti che tornano, alcuni col bastone, ma tutti con un sentimento che li riporta su quei banchi, almeno per un giorno...

di Veronica Moi

E quel voler stare insieme, ricordare, sfogliare album di fotografie e raccontare gli episodi più esilaranti vissuti in classe, diventa il desiderio di trasmettere l'importanza dell'istruzione come linfa vitale per essere, oltre che bravi professionisti, anche cittadini consapevoli. A presentare la giornata, animata dalla High School Music Academy, le studentesse Priscilla Artizzu e Letizia Anedda, che hanno impregnato l'evento dell'entusiasmo proprio di chi sente l'ambiente scolastico non solo come edificio che ospita interrogazioni e verifiche, ma anche come fucina di momenti per stare insieme e confrontarsi.

Il dirigente Giulio Anedda, da buon padrone di casa, dopo aver ricordato i tempi in cui era studente del liceo "Pitagora", ha dato avvio ad una scaletta ricca di ospiti, tra cui il sindaco di Isili Luca Pilia, il presidente della comunità montana, l'ex segretario del liceo Franco Secchi, l'on. Romina Mura, l'on. Eugenio Lai, il prof Marco Saba e l'ex docente e preside Totore Carcangiu.

Gli interventi istituzionali si sono ben integrati con le testimonianze degli ex studenti, in un mix che ha ritratto l'immagine di una scuola dinamica e attenta al territorio, senza sottovalutare l'interazione con le altre istituzioni. La testimonianza e l'esperienza sono i motivi per cui ho avuto l'onore di essere parte degli ospiti, di essere accolta con l'abbraccio dei docenti che ricordano la positività di crescere in un ambiente nel quale la familiarità rende più piacevoli le giornate sui libri.

Presente all'appello come ex studentessa del liceo classico di Laconi (sede associata a quella di Isili), ho voluto ricordare l'esperienza come passaggio e come prova, che attraverso la scuola e la famiglia mi ha permesso di non chiudere porte ma di avere sempre un atteggiamento proattivo, testimoniato dal fatto che si può essere contemporaneamente ingegnere biomedico e giornalista.

L'istruzione quindi, non si ferma alla lezione scritta sulla lavagna, come ricordano Gaia Zucca e Noemi Cogotzi, studentesse del 5° anno. Insieme al docente madrelingua di inglese, prof James, hanno dedicato uno spazio alla Green Hope ("Verde speranza"), una capsula del tempo in cui sono stati raccolti dei pensieri sulla Terra, l'ambiente, l'ecosistema e il loro ruolo nella salute. «Perché lasciare chiuso in un'aula un insegnamento che deve appartenere a tutti? - spiegano Gaia e Noemi - Siamo responsabili del cambiamento climatico, della deforestazione, dell'inquinamento atmosferico e abbiamo il dovere di fare qualcosa per salvare il pianeta, a cominciare dal nostro liceo, in cui abbiamo ampi spazi verdi».

In barba a chi li descriverebbe come Millennials interessati soltanto al touch screen, loro dimostrano che studiare i problemi ambientali in inglese, significa anche tradurli in azioni concrete e insegnamenti da trasmettere. «Ho proposto l'idea, che avevo visto qualche anno fa negli Stati Uniti, ai miei alunni - spiega prof James - e da subito si sono sentiti coinvolti dalla causa. Fra trent'anni, quando l'urna verrà aperta, leggeremo queste lettere e guarderemo se le immagini corrispondono ancora ad una realtà che ci permette di gustare i cibi della dieta mediterranea o se non staremo più a tavola perché una pillola o qualche ritrovato chimico ci risparmieranno persino il tempo in cui sediamo a tavola. L'insegnamento migliore per gli studenti è la tutela di un territorio unico, della biodiversità, e da questo deriva la certezza che possano impegnarsi in prima persona».

Come affermò capo Seattle nella sua lettera al presidente degli USA, Franklin Pierce, «noi siamo una parte della Terra e la Terra fa parte di noi». E allora buon compleanno liceo "Pitagora", per tutte le candeline che spegnerai ancora ma soprattutto per le speranze e il desiderio di migliorare che brilleranno sempre negli studenti.

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