Lunedì, 04 Maggio 2026

Per la nostra Isola e per la sua storia millenaria, pochi giorni fa è arrivato un altro importantissimo riconoscimento a livello mondiale: le Tradizioni funerarie nella Preistoria della Sardegna, le Domus de Janas, sono entrate a far parte del patrimonio dell'UNESCO.

 Un riconoscimento di straordinaria importanza per la Sardegna e per l’intera Italia. È un traguardo storico che rafforza il senso di appartenenza delle nostre comunità e apre nuove opportunità di crescita: dallo sviluppo di un turismo culturale sostenibile alla creazione di occupazione, fino alla valorizzazione dei territori più interni e delle giovani energie locali. Con la loro diffusione capillare e la ricchezza simbolica di molti siti decorati, le Domus de Janas testimoniano un’identità culturale profonda, oggi finalmente riconosciuta a livello internazionale, ha dichiarato la presidente della Regione Alessandra Todde.

Le nostre case delle fate sono il 61° sito riconosciuto all'Italia, a conferma del primato globale del nostro Paese nell’ambito del prestigioso riconoscimento UNESCO, che si aggiungono ai 19 elementi nel patrimonio immateriale, alle 21 riserve della biosfera e ai 12 geoparchi globali. L'UNESCO è un'agenzia dell'ONU, fondata nel 1945, che si propone di contribuire alla pace e alla sicurezza rafforzando la collaborazione tra le nazioni attraverso l'istruzione, la scienza e la cultura (art. 1 della sua Costituzione).

Con i suoi 194 Stati membri, promuove la conoscenza e la libera circolazione delle idee per costruire un mondo di uguaglianza, di pace e di comprensione reciproca. Perché un sito sia iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale deve possedere un eccezionale valore universale e soddisfare determinati criteri: le Domus de Janas sono state dichiarate patrimonio dell'umanità perché si tratta di sepolture scavate nella roccia, risalenti al periodo compreso tra il V e il III millennio a.C., che riflettono la vita quotidiana e le pratiche funerarie, la religiosità e la società delle comunità preistoriche della Sardegna, espressa attraverso decorazioni simboliche e motivi figurativi che attestano le relazioni tra il mondo dei vivi e quello dei morti; inoltre, rappresentano la più estesa manifestazione di architettura funeraria ipogea del Mediterraneo occidentale con circa 3500 siti in tutta l'Isola.

Il riconoscimento riguarda in particolare alcuni siti, tra i più rappresentativi; tra questi ci sono anche le Domus de Janas di Mandras ad Ardauli e i menhir di Corru Tundu di Villa Sant'Antonio che si trovano all'interno del territorio della nostra Arcidiocesi.

Oltre alle Domus de Janas, la nostra Isola può vantare altri quattro riconoscimenti UNESCO: Su Nuraxi di Barumini nei siti patrimonio dell'umanità; il Canto a Tenore e la Faradda de Li Candelieri di Sassari nel patrimonio orale e immateriale; il parco del Tepilora, rio Posada e il Montalbo nelle riserve della biosfera. Il Parco Geominerario, Storico e Ambientale della Sardegna, il primo a essere riconosciuto dall'UNESCO escluso per qualche tempo perché non conforme ai criteri, è stato riammesso con riserva.

Rita Valentina Erdas

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