Sabato, 18 Aprile 2026

Emergenza giovani: nel 2020 in Sardegna cresce l’esercito dei giovani che non studiano e non lavorano. A riferirlo è il report dell’Osservatorio Mondo Lavoro della Regione Sardegna.

di Franca Mulas

Si tratta del fenomeno sociale dei cosiddetti NEET, acronimo di Not in Education, Employment or Training, che raggruppa coloro che hanno smesso di andare a scuola, quindi non studiano, e quanti, sfiduciati, non cercano neanche più un lavoro. La narrazione ufficiale della politica da salotto potrebbe essere portata a dire che il motivo è da riscontrare dallo tsunami generato dal Coronavirus, piuttosto che fare il mea culpa sulla mancata adozione di misure a favore dell’occupazione, soprattutto di quella giovanile.

Secondo i dati Istat l’Italia con i suoi 2 milioni di NEET è prima in Europa. Si tratta di un fenomeno sociale rilevante che investe anche i giovani sardi. A darne conto, come abbiamo detto è il report della Regione Sardegna. La fascia di età più penalizzata, per quanto riguarda il lavoro, è quella che include la classe 15-24 anni. Nel 2019, si legge nel report, il tasso riferito all’occupazione di questa fascia di età risultava di circa il 20% più basso rispetto a quello del 2011. Con l’arrivo del virus e le misure prese dai governi, misure che hanno bloccato l’economia, il tasso d’occupazione ha raggiunto nel 2020 un calo del 30%.

Lo studio mostra come al diminuire dell’età aumenta il tasso di disoccupazione: nella fascia di età 15-24 anni abbiamo il 40,9% di disoccupati; nella classe di età inclusa tra i 25-34 anni abbiamo il 18,8% di disoccupati. È sempre il report a descrivere quanto segue: La riduzione del tasso di disoccupazione giovanile in Sardegna proprio nell’anno della grande crisi sanitaria è in linea con quanto avvenuto nel Mezzogiorno (…). Questo tuttavia non dovrebbe essere interpretato come se nel 2020 si sia verificata una maggiore apertura del mercato del lavoro a favore dei più giovani in Sardegna e nel Mezzogiorno.

Al contrario si tratta di un dato che dipende piuttosto dall’aumento degli inattivi, un fenomeno molto caratteristico di questa crisi. Nella prefazione del recente report dal titolo Dati, esperienze, indicazioni, I NEET in Italia, Per efficaci politiche di attivazione, di Alessandro Rosina, Professore Ordinario di Demografia e Statistica sociale all’Università Cattolica di Milano leggiamo: Essere giovani è una condizione che cambia a seconda del paese in cui si cresce, della famiglia d’origine, del sistema scolastico, dei ruoli che la società prevede per le giovani generazioni. Alcuni Paesi europei, dopo aver visto crescere in maniera preoccupante la disoccupazione giovanile negli anni della crisi e in quelli direttamente successivi, hanno puntato su una politica attiva di inserimento dei giovani nel mondo del lavoro; altri, invece, che hanno faticato di più per uscire dalla crisi economica e dallo stallo che ne è seguito, non hanno elaborato strategie specifiche per i giovani, puntando piuttosto al contenimento del disagio sociale dovuto ai licenziamenti di massa.

In molti di questi paesi, oggi, notiamo che l’inserimento nel mondo del lavoro dei giovani è ancora precario e che molti si sono ormai arresi. Uno di questi paesi è l’Italia. I NEET, spiega, infine, il report dell’Osservatorio Mondo Lavoro, sono strettamente connessi con gli abbandoni scolastici: i giovani che abbandonano gli studi, o riescono a inserirsi nel difficile mercato del lavoro; oppure se non si inseriscono perché un lavoro non lo cercano, risultano inattivi e rientrano, quindi, nel fenomeno dei NEET.

Pin It

Leggi anche

Iscriviti al nostro canale youtube

Guarda i nostri video dalla diocesi

YouTube icon