Diabete: la Sardegna, a livello mondiale, ha l’incidenza più alta di casi in età pediatrica, ma registra dotazioni limitate per quanto riguarda i dispositivi sanitari di monitoraggio.
di Franca Mulas
Non un sensore di meno. Porta questo nome lo slogan della gara di solidarietà partita sul web che vede unite alcune regioni d’Italia nella raccolta di sensori per il monitoraggio della glicemia, da donare ai diabetici sardi.
Se non ci pensa la Regione Sardegna, ferma alla delibera del 2016, delibera che prevede la fornitura di soli sei sensori l’anno per ogni paziente diabetico, ci pensa invece la solidarietà dei continentali. Il gesto, sicuramente nobile, è di grande importanza per tanti diabetici sardi, spiega Marcello Grussu, presidente dell’associazione ANIAD (Associazione Nazionali Atleti con Diabete), che commenta: la Sardegna ha a livello mondiale l’incidenza più alta di diabete in età pediatrica, ma abbiamo le dotazioni limitate nel numero per quanto riguarda i dispositivi sanitari per il monitoraggio della glicemia che dovrebbero essere forniti ai diabetici che ne hanno bisogno. In particolare mi riferisco ai sensori CGM, che dovrebbero essere distribuiti secondo il fabbisogno del paziente. Ma questo non avviene affatto. CGM è l’acronimo di Continuoous Glucose Monitoring, ossia il monitoraggio in continuo del glucosio nel liquido interstiziale in grado di registrare i cambiamenti della glicemia durante le 24 ore. Questi sensori, informa Grussu, fanno in modo che non ci si debba pungere in continuazione per conoscere i valori glicemici. Le punture sono un supplizio soprattutto per i bambini. Farle a un bambino sono una tortura. Nonostante gli appelli lanciati anche dalla mia associazione, al momento niente si è mosso. Va ricordato che nel 2019 l’Azienda Tutela Salute della Regione Sardegna, aveva aderito, insieme al Piemonte e alla Valle D’Aosta, a un bando regionale per la stipula di un accordo quadro per la fornitura di dispositivi sanitari per i diabetici, tra cui anche i sensori. Il bando prevedeva che a ogni diabetico andava corrisposto un numero congruo di sensori l’anno. È evidente che si registra una discrepanza tra il bando del 2019 e la delibera regionale del 2016: il bando terrebbe conto di un numero adeguato di sensori da destinare ai diabetici che ne fanno richiesta, la delibera regionale del 2016 assolutamente no.Fatto grave, se si considera che a farne le spese sono i bambini oltre i sei anni di età, che fanno somministrazione di insulina attraverso siringhe, ai quali, però, non sono concessi più di sei sensori l’anno. L’assessorato regionale alla Sanità ha di recente riferito che il numero dei sensori lo stabilisce la Regione e che l’ATS è subalterna alla Regione. Tutto questo è inconcepibile.
Le dichiarazioni di Marcello Grussu, non hanno bisogno di ulteriore commento, ma è doveroso ricordare come tutto ciò abbia dell’incredibile, se si tiene conto che la Sardegna registra nella fascia giovanile, fino ai 30 anni, 50 casi di diabete per centomila abitanti. Non bisogna essere politici e ancor meno assessori regionali alla Sanità, con tanto di laurea in medicina, per capire come i dispositivi in questione abbiano un’importanza imprescindibile: se distribuiti in numero congruo, riducono le ospedalizzazioni, con conseguente risparmio dei costi sanitari.