Sabato, 18 Aprile 2026

In anticipo, rispetto ai canonici suoi tempi, il bianco entra nella nostra vita con meraviglia e speranza. Lo vediamo sugli alberi fioriti, lo tocchiamo con mano nelle misure un po' meno restrittive della lotta contro il Covd e che offre segnali di ripresa e profumo di libertà. Ma è davvero il tempo della festa? O vale la pena ancora pazientare con prudenza?

di Mauro Dessì

Le nostre chiese, in questo periodo, sono caratterizzate dal viola. È il colore, infatti, del tempo liturgico della Quaresima che da tre settimane ci sta conducendo verso la Pasqua. Proprio perché legato a questo particolare tempo della Chiesa, è un colore penitenziale da una parte ma di attesa dall’altra. Secondo alcuni, l’uso del viola avrebbe un’antica origine precristiana: sarebbe stato legato a periodi di carestia e alla celebrazione di un rito che preludeva a un tempo di rinnovo e cambiamento.

Se da un lato, dunque, ci ricorda l’importanza delle pratiche penitenziali a cui siamo chiamati come cristiani, dall’altro ci apre alla speranza. Quella legata alla Pasqua, la festa delle feste, che trasforma ogni dolore in gioia, ogni fatica in energia, ogni lutto in vita. Dal viola della penitenza e dell’attesa, si passerà al colore bianco della festa e della risurrezione. Le nostre chiese cambieranno aspetto con gli addobbi più belli di tutto l’anno, così come dovrebbe essere per le nostre vite capaci di indossare il bianco della pace con Dio, con se stessi, con gli altri.

In questi giorni, però, il colore bianco ha preso il sopravvento sul viola giocando un po’ d’anticipo rispetto ai suoi canonici tempi. La notizia che la Sardegna, prima regione in Italia, sia stata collocata in zona bianca rispetto alle misure restrittive anti Covid ha anticipato i tempi della festa. In un certo senso mi sembra normale che sia così. Zona bianca significa profumo di ripresa, sensazione di libertà. Penso a tutte quelle attività produttive che, segnate dal dramma della precarietà e delle chiusura, potranno in qualche modo riavviare la loro ripresa. Penso alla socialità e alle attività di insieme che potranno essere riproposte per il bene di tutti: bambini, ragazzi e giovani prima di tutto.

Il bianco della festa arriva però in anticipo… come i fiori di questo periodo sugli alberi, segno di un tempo climatico che non è più quello di una volta. Ma è davvero il tempo della festa? O vale la pena ancora pazientare con prudenza? Il tempo quaresimale ci invita a saper attendere, a saper cogliere in questi giorni ciò che è essenziale per la vita di ciascuno e per la vita delle comunità. Ciò che è successo l’estate scorsa sia un monito.

Ripartiamo e riprendiamo perché è davvero di vitale importanza. Ma puntando all’essenziale e soprattutto vivendo questo tempo con responsabilità. Verso se stessi e verso gli altri. Prudenti come le colombe che, guarda caso, sono bianche.

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