Domenica, 25 Febbraio 2024

Sanità territoriale, non solo problematiche ma anche eccellenza, con le scelte di cuore di chi è rimasto a casa, garantendo servizi essenziali. E dall’ospedale San Camillo di Sorgono, storie di sanitari che non si arrendono e lottano tutti i giorni. Il dott. Efisio Mereu, 56 anni, unico oncologo del presidio, ne è un esempio.


A Sorgono è praticamente nato e cresciuto, muovendo i primi passi della sua formazione umana e culturale. Dopo il diploma al liceo scientifico la partenza per Cagliari, con l’iscrizione al corso universitario di medicina. Trascorrono i primi anni di frequentazione e poi la scelta di fermarsi per una pausa di riflessione.

Inizia, così, l’avventura come ufficiale di complemento dell’esercito nella Brigata Ariete di Pordenone. Un percorso entusiasmante, ma il richiamo agli studi è forte: dopo due anni, Mereu torna sui libri, conseguendo nel 1998 la tanto attesa laurea e nel 2002 la specialistica. Nell’aprile del 2003, fonda il reparto dell’oncologia medica nella Nuova Casa di Cura, a Decimomannu, dove lavorerà per 5 anni.

Ma è nel 2008 che arriva la svolta della vita, come racconta orgoglioso: Vinsi contemporaneamente il concorso all’Oncologico di Cagliari e al San Martino di Oristano. Quando però, mi fu offerta la possibilità di lavorare al San Camillo, non ci pensai due volte ad accettare. La voglia di aiutare il territorio era tanta. E nonostante le difficoltà non me ne sono pentito.

Lo dice con fermezza lo specialista che, nel capoluogo del Mandrolisai ha messo su famiglia e ne vive appieno la quotidianità: Afferisco al reparto di medicina, svolgendo in più la mansione di responsabile dell’ala oncologica. I pazienti sono come una seconda famiglia, i colleghi di ogni ordine e grado pure. Senza il loro prezioso supporto nulla sarebbe possibile.

E ancora: Di pari passo all’attività in reparto, non manca quella ai pazienti oncologici che arrivano in ospedale non solo per i cicli di cura, ma anche per la prediagnostica. Cerchiamo di offrire un supporto continuo, non lasciandoli mai soli. Circa 500 i pazienti in carico (una settantina in trattamento chemioterapico). Non manca l’attenzione alla terapia del dolore e alle cure palliative: Il tempo libero è poco. Mi concedo pochi giorni di riposo l’anno pur di non interrompere il servizio. E anche in quelle occasioni non perdo mai il contatto con gli assistiti, sentendoli telefonicamente.

E nonostante non siano mancate le proposte di sedi più prestigiose, Mereu ha le idee chiare: Prima dei soldi e del successo vengono i valori e l’amore per la gente. Questa è una missione di vita e la interpreto come tale. Sapere di poterlo fare a casa, aiutando il sistema sanitario mi rende fiero. Qui voglio proseguire il mio cammino, aiutando per ancora tanti anni i più bisognosi.

Nel centro Sardegna la lotta per i servizi prosegue. Ad accompagnarla, l’esempio di chi non ha abbandonato il territorio, dimostrando come si possa fare ancora tanto.

Giorgio Ignazio Onano

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