Mercoledì, 03 Marzo 2021

Basta scappo in treno. Sembrerebbe il titolo di un film, ma è molto di più: è un sogno diventato realtà. Lo sanno bene Tiziana Nuvoli di Arborea e Stefano Floris di Furtei, una giovane coppia che in questo periodo ci sta facendo sognare con un documentario I viaggi in treno di Floris e Nu in onda la domenica su Tv 2000 all’interno del programma Il Mondo Insieme, condotto da Licia Colò.

Con l’obiettivo di incontrare i sardi emigrati, conoscere e condividere le loro storie e la loro nuova terra, hanno attraversato il Portogallo (Porto e Lisbona), la Spagna (Madrid), la Francia (Parigi), il Belgio (Bruxelles e Aarschot), l’Olanda (Amsterdam ed Enschede), la Danimarca (Copenaghen), la Germania (Berlino), la Polonia (Varsavia), la Russia (Mosca, San Pietroburgo, Ekaterinburg e Irkutsk), la Mongolia (Ulan Bator), la Cina (Pechino e Grande Muraglia Cinese), il Vietnam (Hanoi): ben 20.600 km in 44 giorni, tutti rigorosamente in treno! A loro abbiamo chiesto di condividere questa esperienza.

Come è nata questa idea?
L’idea è nata in maniera molto banale, uno mai si può aspettare di creare qualcosa del genere. Eravamo in Africa in un Safari e abbiamo visto tramite Facebook un post di un Travel blogger che aveva tracciato un ipotetico itinerario da fare in treno. Siamo rimasti rapiti perché noi siamo amanti del viaggio in treno: è un mezzo dove hai tutta la calma e il tempo di guardare dal finestrino mondi che si susseguono, e questo è molto affascinante. Tornati in Sardegna, questo sogno ha iniziato a prendere concretezza e così abbiamo iniziato a studiare un itinerario. Abbiamo pensato di creare la missione nella missione ovvero realizzare questo viaggio per incontrare i sardi emigrati e ascoltare le loro storie. Con un post su Facebook abbiamo iniziato a condividere la nostra idea e dopo aver acquistato due piccole telecamere, il 28 marzo 2019 siamo partiti. Al nostro rientro abbiamo montato tutto il materiale documentato e abbiamo iniziato a bussare, finché non ci ha aperto le porte il produttore del programma dove siamo ora ospiti.

La vostra missione è stata principalmente quella di incontrare i sardi emigrati e condividere le loro storie: cosa ha suscitato in voi tutto questo?
Il viaggio in sé è stato bellissimo ma l’incontro con i sardi ancor di più. Siamo partiti che davamo un po' per scontato questo aspetto del viaggio, quasi fosse normale incontrare sardi all’estero. Invece l’incontro con loro è stato disarmante. La prima cosa è la loro ospitalità, alcuni di loro ci hanno aperto le porte di casa senza conoscerci, donandoci la loro stanza, il loro letto, ci hanno trattato come persone di famiglia e per noi è stato spiazzante. Alla fine di ogni tappa salutarli è stato veramente emozionante perché era come salutare un famigliare, con la malinconia del chissà se lo rivedrò. La cosa più bella che abbiamo rafforzato è che viaggiare e socializzare con persone che non conosci ti arricchisce tanto. Abbracciare altre usanze, altri costumi, altri popoli, mangiare nella stessa tavola, scambiarsi idee, opinioni, ascoltare, fare esperienza vivendo esperienze altrui. Abbiamo sperimentato che questo essere lontani dalla propria terra li avvicina tutti, la lontananza accentua ancor di più il riscoprire il senso di appartenenza alla nostra terra. Molti sono partiti alla ricerca di lavoro che purtroppo manca in Sardegna. Buona parte di loro rientrerebbe subito se ci fossero le condizioni lavorative buone: poi c’è invece chi ha trovato una situazione lavorativa molto soddisfacente.

Qual è il messaggio che volete mandare con il vostro documentario I viaggi in treno di Floris e Nu?
Viaggiare ci mostra quanto è piccolo il posto che occupiamo nel mondo, ma soprattutto non avere paura dell’incontro con l’altro perché è una ricchezza reciproca che crea unione tra persone e tra popoli. Viaggiare ti fa sperimentare la bellezza del mondo e che gli esseri umani sono molti più uniti di quello che sembra, il contrario di quello che a volte la tv e i social danno visione, accentuando odio, battaglie, mettendo persone contro. Il confronto, instaurare relazioni, ti apre la mente, ti apre nuove opportunità anche lavorative, come sta succedendo a noi.
Un proverbio africano dice Ciò che l’occhio ha visto il cuore non dimentica, l’incontro con l’altro apre il nostro sguardo al mondo, fa abbattere ogni barriera e pregiudizio, ci fa scoprire che tutto è dono.

a cura di Laura Pinna

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