Lunedì, 18 Gennaio 2021

Avrei voluto, in queste righe di apertura, utilizzare lo spazio per presentare le proposte e le storie narrate nel numero odierno. Tanti articoli, tanti temi e la bellezza della condivisione che nasce dallo spirito di collaborazione di molte persone, che scrivono e raccontano per il nostro settimanale.

di Mauro Dessì

mauro dessiAvrei voluto soffermarmi nel presentare l’ordinazione diaconale di Antonello e Daniele, due giovani che decidono, con questo passo, di avvicinarsi ancor di più alla scelta di essere sacerdoti per sempre e a cui abbiamo dedicato le due pagine centrali. Però il mio e nostro pensiero non può non andare alle comunità colpite, i giorni scorsi, dagli eventi naturali che hanno devastato la cittadina di Bitti e messo in ginocchio allevamenti e attività agricole in tanti centri sia del nostro territorio arborense che di tutta l’Isola. Non possiamo non manifestare la nostra vicinanza e la nostra solidarietà alle famiglie che hanno vissuto il lutto o il dramma di un lavoro ancora di più compromesso, dopo le difficoltà e i disagi del tempo emergenziale che stiamo vivendo. È difficile trovare le parole giuste e più opportune per incoraggiare e sostenere. Difficile perché, ciò che è accaduto, rende tutto ancora più pesante in un momento della nostra storia dove, disagi e preoccupazioni, si mischiano alle fatiche e alle ansie che già la normale quotidianità ci pone davanti. E allora non possiamo che affidarci alla Speranza che questo tempo d’Avvento ci presenta attraverso la Parola del Signore. Non possiamo che affidarci alla fede in Dio, roccia a cui aggrapparsi nel mare in tempesta. E ne basterebbe anche poco. Tanto quanto un granellino di senape, se può essere di conforto e di incoraggiamento: ce lo dice Gesù stesso. Questi eventi accaduti hanno fatto ulteriormente stringere il popolo sardo in un grande abbraccio solidale e comune così come succede sempre ogni qualvolta un dramma colpisce la nostra Isola. Questi eventi, però, hanno anche ulteriormente riaperto quelle ferite a cui provvisoriamente si tampona ma che, poi, puntualmente si ripresentano. Si paga, infatti, l’incuria dell’uomo verso la Casa Comune o, peggio ancora, il volerla comandare anziché proteggerla e curarla. E questo dazio da pagare prepotentemente ritorna non senza mietere vittime e provocare danni. Spesso si impreca contro la natura. Ma quanto di umano c’è anche nelle tragedie come quelle appena vissute! Non sarà tempo di rimediare agli errori del passato e studiare soluzioni che ci permettano di vivere in un rapporto sereno di equilibrio tra uomo e creato?

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