a cura di Giulio Gaviano
I programmi per il 3D stanno diventando sempre più semplici, anche per le persone che non hanno particolari competenze, e ormai si realizzano software intuitivi, che permettono di trasformare i disegni in modelli 3D. In rete si trovano siti che forniscono modelli già pronti, fatti da altri utenti e scaricabili gratuitamente; uno di questi è thingiverse.com. Il campo di utilizzo della stampa 3D è principalmente la prototipazione, cioè la creazione di un prototipo da cui ottenere in seguito le copie successive in serie. Un tempo il processo per arrivare a un prototipo era molto più complesso, ora è accessibile anche per l’inventore casalingo.

La stampante 3D ha liberato un po’ la creatività e ha abbassato i prezzi di molti prodotti. Pensiamo, ad esempio, alle protesi meccaniche per le persone a cui manca un arto, che sono incompatibili con le finanze di un povero africano che ha perso la gamba su una mina. I costi si sono abbassati in maniera notevolissima. Se prima il prototipo fisico era accessibile a pochi, adesso la stampante 3D permette di avere il modello finito nel giro di qualche ora e, dopo i dovuti collaudi, la possibilità di stamparlo in serie. L’utilizzo della stampante 3D si è esteso a molti campi, fra cui quello artistico, archeologico, didattico e nell’oggettistica quotidiana. Ad esempio, la stampa della cover di un cellulare o la manopola di un elettrodomestico che si è rotta.
Per passare a un esempio pratico nella nostra realtà abbiamo fatto alcune domande a Giuseppe Delogu, artigiano digitale, che ci fa vedere la testa di un gigante di Mont’e Prama riprodotta in maniera fedele.

Com’è nata l’idea e come è stata realizzata l’opera finita?
Innanzitutto bisogna parlare dei metodi di acquisizione del modello 3D. Esistono principalmente due metodi, uno è la scansione laser, che è precisa ma poco accessibile. Un’altra è la fotogrammetria, di cui esistono in rete software gratuiti. L’idea è nata così: volevo creare la riproduzione perfetta di un’icona. Da poco erano arrivate le statue restaurate dei famosi giganti al museo civico di Cabras e ho approfittato per scattare loro una trentina di foto da tutte le angolazioni possibili. Grazie al software di fotogrammetria ho trasformato le foto in un modello tridimensionale. Dopodiché il modello tridimensionale è stato stampato con la stampante 3D.
Cioè, lei ha riprodotto in scala la scultura della testa a tutto tondo?
Per quanto possibile sì, diciamo che il software di fotogrammetria consente una riproduzione abbastanza precisa.
I programmi che ha utilizzato hanno costi elevati?
Tutti i software che sono stati utilizzati nell’intero processo sono freeware o open source, cioè gratuiti.
Qualche nome di questi programmi?
Per l’acquisizione del modello 3D si può utilizzare Arch 3D, openMVG o visualSFM. Invece, per l’elaborazione e correzione, ho utilizzato Meshlab e Blender.

Vuole spiegare, per favore, al lettore non esperto come funziona tutto il procedimento, a partire dalle foto?
Le foto vengono elaborate dal programma di fotogrammetria che ci darà come risultato un modello 3D abbastanza accurato. Da lì si importa il risultato su Meshlab che trasforma la nuvola di punti appena acquisita in un modello poligonale, poi in Blender per correggere eventuali errori o aggiungere parti mancanti e prepararlo per la stampa. Con la stampa si ottiene il modello base. Per ottenere il modello finito si ha bisogno del negativo in gomma siliconica. La stampa 3D in plastica non è da considerarsi il prodotto finito.
Cioè lei, dopo aver stampato la prima statuetta, ne fa un calco?
Sì, faccio un calco con la gomma siliconica da cui posso ottenere copie identiche in cemento o in resina o in qualsiasi materiale da colata.
Quali potrebbero essere gli utilizzi di una statua?
Dal punto di vista della massa può diventare un souvenir perché i giganti di Mont’e Prama, è ovvio, non sono valorizzati come dovrebbero; ma le riproduzioni possono essere utili anche per la divulgazione scientifica. In passato la realizzazione della riproduzione di un’opera era più invasiva perché bisognava intervenire fisicamente sul reperto, con tutti i problemi che questo comporta. Ora può essere sufficiente partire dalle foto per avere sottomano un modello tangibile.

Oltre all’esempio interessantissimo dei giganti di Mont’e Prama, a cosa sta lavorando?
A me piace valorizzare il patrimonio identitario e rivisitare l’artigianato sardo, entrambi per certi aspetti sottovalutati. Principalmente mi sto occupando della realizzazione di murales tridimensionali, riprendendo e rielaborando i motivi tradizionali sardi.
Per l’OBM (Open BioMedical Initiative), associazione non profit, tramite il sito italiano del programma open source Blender, mi sono occupato della modellazione di una protesi di mano a basso costo destinata principalmente alle popolazioni africane, non mi chieda quali…
Non glielo chiedo, l’importante non è quello…
Esatto, l’importante è che le protesi hanno un prezzo per loro sproporzionato. Capire le potenzialità della stampa 3D in campo umanitario è stato un incentivo per la mia passione. In Occidente le aziende che producono le protesi di un arto fanno pagare anche 10.000 dollari mentre una stampa 3D ne potrebbe costare 20. In Africa c’è più bisogno di protesi che da noi, ma i costi sono proibitivi. Per cui ci rendiamo conto che la stampante 3D ha permesso di regalare una protesi a un bambino africano, le sembra poco?