di Giovanni Enna
Il Carnevale (Carnes levare) affonda le sue radici nella notte dei tempi. Nell’antìca Babilonia, le feste riguardavano soprattutto i giorni critici della rivoluzione lunare (novilunio e plenilunio) e del corso del sole, comparato con l’orbita lunare (solstizi ed equinozio). La più importante era quella che segnava il rinnovamento dell’anno, nell’equinozio primaverile; rimembranza del processo originario della fondazione del cosmo, descritta miticamente dalla lotta del dio salvatore Marduk con il drago. Il transito degli astri esprimeva la manifestazione; veniva presentato al popolo con una processione solenne nella quale si figuravano l’evento della morte e della resurrezione di Marduk salvatore. Nella Roma arcaica, il mese di febbraio era un tipico periodo di passaggio che contrassegnava il tramonto dell’anno vecchio e introduceva la nascita del nuovo: frangente caotico, in cui tutto veniva rimestato. Nei Saturnali romani riaffioravano le cerimonie babilonesi che commemoravano le lotte tra il bene e il male e il trionfo del cosmo. Sembra che i Saturnali, ciclo di festività della religione romana, dedicate all’insediamento nel tempio del dio Saturno, fossero seguiti da riti purificatori. Queste liturgie facevano parte di una serie di festeggiamenti che accompagnavano il lungo periodo “invernale” - il periodo oscuro del calendario dei popoli indo-europei – verso il rinnovamento del cosmo, simboleggiato dalla primavera. Successivamente, con la ideazione dei due nuovi mesi: gennaio e febbraio, i Saturnali assunsero le funzioni di festa, che annuncia il rinnovamento dell’anno nel periodo soltiziale. Durante questi festeggiamenti, era sovvertito l’ordine sociale: in una sorta di mondo “alla rovescia”, gli schiavi potevano considerarsi temporaneamente liberi, e potevano comportarsi di conseguenza. Gli antichi romani utilizzavano calendari luni-solare; vale a dire, tenevano conto anche delle fasi della luna. Per ottenere che la durata media dell’anno, costituito da un numero intiero di mesi lunari, corrispondesse, in un dato ciclo o periodo, alla durata media dell’anno solare, gli estensori dei calendari luni-solari erano costretti a stabilire l’anno, talora di 12, talvolta di 13 mesi. Calendari rozzi, invero. Prima di Numa Pompilio, l’anno si componeva solo di 10 mesi; ne conserviamo ricordo anche noialtri, attualmente, nella denominazione dialettale dei mesi di: settembre, ottobre, novembre e dicembre, che, viceversa, sono rispettivamente, oggi, il nono, il decimo, l’undicesimo e il dodicesimo. Numa introdusse altri due mesi, ponendo uno prima di tutti gli altri: Januaris; (da Giano), ed il secondo per ultimo: Februarius; (sacro a Plutone). L’anno risultò, quindi, di 12 mesi. Nel sesto secolo a.C., il calendario romano venne migliorato e il mese di febbraio fu collocato al secondo posto della calendarizzazióne. Dal Medioevo, il re del Carnevale (rex Saturnaliorum) verrà destinato alla morte alla fine dell’interregno caotico. Il Carnevale odierno richiama vagamente vetusti festeggiamenti per l’incipiente primavera; spesso, è improntato a tempi orgiastici e sregolatezze. Mentre nel passato, il dies festus (giorno di festa) era dedicato agli dei e, in Sardegna, a riti agropastorali, oggi il Carnevale esprime solo occasione di divertimento.