Si conclude sabato 13 dicembre, nella chiesa di Santa Chiara a Oristano, con l’ultimo dei incontri in programma, il percorso formativo che la famiglia francescana arborense ha pensato per celebrare gli 800 anni del Cantico delle Creature.
Nell’Arcidiocesi di Oristano sono presenti diverse realtà che appartengono alla famiglia francescana: i frati cappuccini e conventuali, le clarisse, poi l’Ordine Francescano Secolare (le fraternità composte da laici) a Laconi, Narbolia, Meana Sardo, Oristano, Silì e Villaurbana. Queste realtà hanno pensato di unire le forze per proporre un percorso aperto a tutta la comunità diocesana e, in particolare, a tutti coloro che desiderano approfondire la spiritualità di Francesco d’Assisi.
Un cammino di riflessione sul Cantico, per riscoprirne il messaggio. Ciò che Francesco d’Assisi ha voluto lanciare col suo componimento, scritto quando ormai era cieco e la malattia lo stava consumando, è diventato un messaggio per tutti e, dopo 800 anni, continua a ispirare tante persone sotto diversi punti di vista, sia che lo interpretino come una lode cristiana, sia come un componimento letterario, sia come una preghiera ecumenica o interreligiosa.
Ognuna delle tappe, presentate tutte in questo Anno commemorativo e che sono state inserite nel percorso che la Chiesa offriva con il Giubileo ordinario, hanno avuto come filo conduttore la tematica del Cantico come voce di speranza. Ogni incontro è stato pensato non come occasione per presentare relazioni illustrative o cattedratiche sui versi del componimento, ma come opportunità per incontrare testimonianze di vita che, in qualche modo, rivelassero come le parole di Francesco non fossero teoria ma espressione di quanto concretamente da lui vissuto.
E così sarà anche per l’ultimo dei sei incontri, in programma sabato 13 dicembre a partire dalle 18.
L’incontro, sarà aperto dal coro parrocchiale di Silì, guidato da Giovanni Licheri. Poi tre testimoni che racconteranno la loro esperienza basandosi sugli ultimi versetti del Cantico: Laudato sii, o mio Signore, per nostra sora Morte corporale, dalla quale nessun uomo vivente può scampare. Laudate e benedite il Signore e ringraziatelo e servitelo con grande umiltate. A parlare, suor Sandra Spiga, clarissa originaria di Lunamatrona che risiede nel Monastero di Santa Chiara a Paganica, vicino a L’Aquila, un borgo storico, noto anche per essere stato colpito duramente dal terremoto del 2009 e per la sua resilienza. Poi padre Enrico Mascia, frate cappuccino che a Oristano è cappellano dell’ospedale e assistente spirituale dell’hospice, la struttura residenziale socio-sanitaria che in città offre cure palliative e assistenza completa (medica, infermieristica, psicologica) a pazienti con malattie croniche e progressive in fase terminale. Infine Nicola Caria, francescano secolare, recentemente istituito Lettore e in cammino verso il Diaconato permanente, tecnico di laboratorio nell’ospedale di Oristano.
I tre testimoni saranno chiamati a raccontare le meraviglie che il Signore compie ogni giorno nella loro vita ma anche di quanto sia difficile lodarlo e ringraziarlo soprattutto nelle fatiche quotidiane e nei momenti dolorosi nell’incontro con sorella morte. A loro è affidato il compito di essere voce di speranza, perché incoraggino a perseverare con fede e in letizia in ogni situazione perché il Signore si fa sempre provvidente anche quando si pensa di essere soli e abbandonati.
Il monastero di Santa Chiara dunque, ancora una volta, aprirà le porte a chi vorrà farsi coinvolgere da un messaggio di pace e di fraternità vecchio di 800 anni ma sempre tanto attuale.
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