Non è un bel periodo per ammalarsi. Non lo è mai, ancor meno in questo tempo così difficile sia dal punto di vista medico-sanitario che per i tanti disagi e disservizi che la Sanità sarda sta attraversando. Continuano a denunciarlo anche i vari Comitati per la salute che si sono costituiti in tutta l’Isola per difendere i diritti dei cittadini e sostenere il mantenimento dei servizi sanitari come quelli degli ospedali o dei medici di base nei piccoli centri.
Un’azione che stiamo conducendo da oltre due anni, racconta la dott.ssa Carmela Marras, referente per il Comitato della Salute di Oristano. Ma l’impressione è che nulla si stia muovendo, nulla si stia facendo e tutto sembri come sbattere contro un muro.
Il riferimento è ai diversi appelli lanciati dai comitati territoriali come quelli di non depotenziare gli ospedali, di offrire livelli essenziali di assistenza, di garantire ai cittadini i diritti alla cura. Viviamo un tempo davvero drammatico dal punto di vista sanitario, condivide la dott.ssa Marras. La pandemia ha certamente influito sulla situazione, ma ha acuito problemi che già esistevano da tempo. Assistiamo impotenti al depotenziamento degli ospedali. Quello di Oristano ha sempre meno personale, non ha strumentazione sufficiente per supportare la mole di richieste che quotidianamente si presentano. I medici, gli infermieri, gli operatori sanitari che sono rimasti sono encomiabili per il loro lavoro e per quanto stanno facendo all’interno dei reparti. Ma quanto potranno resistere con turni che continuano a saltare per mancanza di personale, con ferie sognate e mai godute, con improvvisazione nella gestione delle emergenze?
Ci si chiede come mai i nuovi medici non vengano a lavorare a Oristano. Chi verrebbe a lavorare in una situazione disastrosa come quella che l’ospedale vive oggi? L’intervento dovrebbe essere fatto a monte, dalle Istituzioni, dalla gestione dei concorsi pubblici. Riteniamo che i concorsi debbano essere indetti a livello territoriale con la clausola che chi se li aggiudica sia consapevole del fatto che andrà a lavorare sul territorio in cui ha vinto il concorso. Invece, indetti i concorsi, i nuovi medici scelgono o sono inviati nei grossi centri e chi ci rimette sono sempre le piccole realtà come la nostra o come quella degli ospedali dell’interno.
Eppure qualche nuovo medico è arrivato. Anche a Oristano. Come far festa per l’arrivo di un solo medico se in un reparto come quello di pediatria, per esempio, in cui dovrebbero esserci 18 operatori, si ritrovano a lavorare in cinque? Poi succede che quei pochi operatori sono anche quelli che si prendono i rimproveri dei cittadini che, entrando in ospedale, non hanno che loro con cui prendersela.
Individuare la vera responsabilità diventa dunque prioritario, in un momento come questo, per sostenere i professionisti ma soprattutto per offrire un’assistenza dignitosa ai malati, il centro di tutta l’attuale problematica. Le Istituzioni dovrebbero sostenere con forza il difficile momento che la Sanità sta vivendo. In particolare gli Amministratori e i nostri rappresentanti al Governo regionale. Non soluzioni tappabuchi ma concrete e coraggiose. Spesso siamo stati inascoltati, a volte le nostre questioni sono state sminuite e scoraggiate. Pensiamo invece che occorra mettersi insieme, ascoltarsi vicendevolmente e provare a sostenere le cause del territorio ognuno facendo la sua parte e in rete con tutte le forze che credono in queste battaglie. Un appello che è certamente da estendersi a tutta la cittadinanza. Le persone quasi non si rendono conto di ciò che accade finché non ci si ritrova immersi nella situazione, conclude la dott.ssa Marras.
Tutta la popolazione deve sentirsi chiamata in causa perché stiamo parlando di un servizio che è di tutti ed è per tutti.
