È da molti mesi ormai che il dibattito politico nel nostro Paese si muove, talvolta anche con eccessiva disinvoltura, tra l’emergenza sanitaria e l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.
di Stefano Pinna
Il vero problema è che, da diversi anni, l’Italia è dentro una crisi politica in cui la deriva, ora quella sovranista ora quella populista, ha stravolto quel difficile equilibrio, quello dell’alternanza, che si è andato consolidando negli scorsi decenni.
In questo contesto la scelta del nuovo presidente della Repubblica acquisterebbe (a sentire gli opinionisti e i leader politici) quasi un valore taumaturgico: in lui si ripone la speranza di un consolidamento e rafforzamento del sistema istituzionale, di una pacificazione politica, di una forte crescita del sentimento di appartenenza nazionale, nonché la riaffermazione della collocazione europea, atlantica e neo-atlantica.
Per carità, tutto vero, proprio perché rileggendo l’art. 87 della nostra Costituzione, vi troviamo elencate tutte queste funzioni poste in capo al Presidente della Repubblica.
Siamo anche consapevoli del fatto che, in un tempo di democrazia decidente e non più semplicemente di democrazia rappresentativa, anche il ruolo e la funzione del Capo dello Stato non può essere solo ed esclusivamente di tipo notarile ma che lo stesso deve svolgere sempre più una funzione attiva, di stimolo, di difesa dei principi costituzionali, nonché di attenzione alle grandi questioni del Paese, di tutela dei diritti civili, politici e sociali. Ma la delicatezza della scelta del nuovo capo dello Stato sarà soprattutto dettata dalla necessità di accompagnare questa fase di transizione del sistema politico italiano.
In un momento in cui la fatica del nostro sistema democratico, in presenza, per giunta, di un tasso molto elevato di assenteismo, sta tutta nella difficoltà di esprimere maggioranze stabili e anche la geometria politica (quella delle convergenze parallele) non viene più in soccorso, la scelta di una figura che stia dalla parte della Costituzione e dei valori che essa esprime è fondamentale. Non si tratta tanto di individuare un equilibrista e nemmeno una figura sbiadita,quanto di scegliere, nel nome dell’unità nazionale, una personalità autorevole, determinata, che crede nel valore della democrazia dei partiti e che richiama questi stessi ad essere fedeli al dettato costituzionale che li vede prima di tutto e soprattutto interpreti dei bisogni, delle aspirazioni e delle aspettative della gente comune, del mondo del lavoro e dell’impresa, dei giovani e della scuola, delle famiglie.
È proprio la sintonia del Capo dello Stato con questi mondi vitali può far sì che l’uomo che verrà scelto per rappresentare l’unità nazionale potrà svolgere questa doppia funzione di stimolo nei confronti del sistema politico-parlamentare e di ascolto della società civile. In questo senso la miglior scelta che in questo momento il nostro sistema parlamentare saprà fare sarà la dimostrazione della maturità che il sistema dei partiti, nonostante tutto, è ancora in grado di esprimere.