Domenica, 19 Aprile 2026

Finalmente quest’anno i nati il 29 febbraio potranno festeggiare il compleanno il loro giorno di nascita, non in anticipo e non in ritardo. Questo perché il 2020 è un anno bisestile, cioè di 366 giorni anziché di 365...

di Erika Orrù

Perché ogni 4 anni il mese più corto dell’anno ha un giorno in più? Qual è la sua funzione e chi l’ha istituito? Per comprendere appieno il significato della parola bisestile bisogna tornare indietro nel tempo fino all’antica Roma. Nel 46 a.C. Giulio Cesare, per recuperare il ritardo accumulato nei secoli precedenti rispetto all’anno solare (il tempo impiegato dalla Terra a fare un giro completo intorno al Sole), con l’aiuto dell’astronomo Alessandrino Sosigene procedette a un’importante riforma del calendario, chiamato appunto giuliano. Dopo aver assegnato, per andare in pari nel conteggio, all'anno in corso 445 giorni, Giulio Cesare stabilì che la durata dell’anno sarebbe stata di 365 giorni ripartiti in 12 mesi di 31 e 30 giorni, a eccezione di febbraio che ne avrebbe avuto 28. Questa misura risultò insufficiente poiché occorreva recuperare le 6 ore di scarto rispetto all’anno tropico (anno solare), così ogni quattro anni – quando il ritardo diventava di 24 ore - si sarebbe dovuto intercalare un giorno complementare. L'anno di 366 giorni fu detto bisestile perché quel giorno aggiuntivo doveva cadere sei giorni prima delle calende di marzo (conteggiando per due volte il 24 febbraio) e chiamarsi “il giorno due volte sesto prima delle Calende di Marzo” (dies bis sextus ante Kalendas Martias). Tuttavia il giorno in più non pareggiava esattamente i conti poiché l’anno tropico non durava 365 giorni e 6 h – come previsto dal calendario giuliano - ma esattamente 365 giorni, 5 h, 48´ e 46". Fra il 325 – data del Concilio di Nicea nel quale si stabilì la regola per il calcolo della Pasqua - e il 1576 lo scarto di circa 11 minuti divenne di 10 giorni, così la primavera, in base alle osservazioni astronomiche, non risultava più cominciare il 21 marzo, ma già l'11. La Pasqua, di questo passo, non sarebbe più caduta la prima domenica dopo il plenilunio successivo all'equinozio di primavera, ma addirittura in estate, con ripercussioni sui periodi liturgici collegati (Quaresima e Pentecoste). Papa Gregorio XIII decise così di affrontare la questione della progressiva regressione dell'equinozio e di rimettere ordine nominando una commissione di esperti col compito di riformare il calendario, ai cui lavori diede un contributo determinante Luigi Lilio, medico, astronomo e matematico calabrese. A Lilio va attribuito il merito di aver riportato l´equinozio di primavera al 21 marzo - come stabilito dal Concilio di Nicea - nonché l’intuizione di cancellare letteralmente 10 giorni dal calendario giuliano per ottenere il riallineamento: la Commissione Pontificia decretò che dovessero essere soppressi immediatamente. Il 1582, anno in cui fu emanata la bolla papale Inter Gravissimas - che istituiva il calendario gregoriano - durò di fatto dieci giorni in meno e il giorno successivo a giovedì 4 ottobre divenne venerdì 15; fu scelto tale periodo perché non ricorrevano feste solenni. Se il problema relativo alla data pasquale fu di facile risoluzione, la messa a punto di un sistema di bilanciamento - che consentisse di essere il più vicino all'anno tropico - richiese un impegno maggiore. Lilio, dopo svariati calcoli, stabilì che sono bisestili gli anni non secolari il cui numero è divisibile per 4 e gli anni secolari il cui numero è divisibile per 400; in questo modo il matematico recuperò gli 11 minuti di divario e ridusse lo scarto rispetto all’anno solare ad appena 26 secondi in eccesso. Pertanto, basandoci sul calcolo gregoriano, ancora in vigore, il 1900 non è stato un anno bisestile – in quanto non divisibile per 400 - mentre il prossimo 2024 lo sarà. Eppure il 29 febbraio, nonostante la sua importante funzione, nella tradizione popolare è circondato da un’aura negativa priva di fondamento scientifico: Anno bisesto, anno funesto. Una spiegazione plausibile potrebbe affondare le sue radici sempre nell’antica Roma in cui il mese di febbraio era dedicato ai morti e ai riti funebri e un giorno in più era considerato di cattivo auspicio. Forse l’unica cosa realmente infausta è che i nati in questo giorno, nonostante festeggino nella vera data ogni quattro anni, invecchino come gli altri.

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