Sabato, 02 Maggio 2026

La crisi sanitaria, economica e sociale provocata dalla pandemia ha fatto precipitare la situazione: il PIL nel 2020 (Dati CGIA Mestre) è stimato in 30,4 miliardi con una perdita rispetto al 2019 dell’8,7%. Questa cifra ci riporta indietro di quasi 30 anni esattamente al 1991 e dà l’idea di quanto drammatica sia la situazione.

di Franco Manca

 

Tutti i settori mostrano segni di grande sofferenza: dall’industria alle costruzioni, dal turismo al commercio. Gli scambi con l’estero sono in forte difficoltà con una riduzione delle esportazioni del 35 % e il mercato del lavoro evidenzia grandi sofferenze con minori assunzioni per 18 mila unità a settembre 2020. In questo quadro disastroso della Sardegna, non dovuto soltanto agli effetti della pandemia ma anche all’assenza, negli anni, di politiche economiche efficaci, si affacciano scenari che proiettano l’isola verso traiettorie ancora più complicate se non si sarà capaci di modificare ciò che potrebbe prefigurarsi.

Tali scenari vedono in primo luogo ulteriori difficoltà nel mercato del lavoro. Sta passando non solo l’idea ma la reale convinzione che si possa vivere bene senza lavorare. Le politiche di welfare vedono sempre più massiccia la presenza di supporto ai senza lavoro attraverso misure come il reddito di cittadinanza, utile come elemento di carattere congiunturale ma non come elemento strutturale. Ciò alimenta il concetto che il valore del consumo è più importante del valore lavoro. Un altro elemento di questo scenario è rappresentato dal ruolo che eserciterà l’intelligenza artificiale non solo dal punto di vista economico ma anche culturalmente e politicamente.

Nei prossimi decenni l’intelligenza artificiale entrerà in maniera ancora più decisiva in tutte le attività siano esse economiche che sociali. Ciò avrà ripercussioni sul mercato del lavoro dove le macchine con facilità sostituiranno gli uomini, contribuendo a emarginare ulteriormente il lavoro umano. Sul piano culturale già imponente è il ruolo esercitato dai social media che livellerà le culture contribuendo a distruggere quelle locali che costituiscono un autentico patrimonio da salvaguardare.

Anche sulla democrazia sono possibili ripercussioni. Ciò che è accaduto sui social dopo l’assalto a Capital Hill deve preoccupare: l’informazione, decisivo strumento delle democrazie, non può essere solo nelle disponibilità di poche persone che possono decidere se farla circolare o meno. A questi scenari di carattere generale, se ne sommano ovviamente anche altri che contribuiscono a rendere sempre più complessa l’interpretazione, la comprensione e gli effetti che potranno determinare sia sul piano economico che sul piano sociale. E tuttavia è decisivo avere un chiaro quadro di riferimento perché il rischio che si corre è di subirne gli effetti senza comprenderli o avere la capacità di contrastarli.

Tutto ciò c'entra con la Sardegna regione isolata e fuori dai contesti decisionali? C'entra eccome, soprattutto in una contingenza nella quale la disponibilità di risorse, se gestite in maniera efficace ed efficiente, potrebbe modificare in positivo le condizioni della popolazione sarda. Il riferimento è alle risorse che potrebbero arrivare dal recovery plan. Orientativamente si tratta di circa 8 miliardi di euro. Ma non si sa molto di più dato che i progetti sono stati inviati senza alcuna discussione né con le istituzioni regionali come il consiglio né con le parti sociali. Questa non è una buona premessa dato che senza consenso sociale il fallimento dell’iniziativa, come la nostra storia ci insegna, appare scontato. È necessario costruire il percorso attraverso il coinvolgimento dei diversi soggetti.

Così come è anche opportuno ripensare a un nuovo modello di sviluppo che abbia al centro orizzonti temporali di breve ma anche di medio e lungo periodo. Inoltre è indispensabile porre al centro dell’iniziativa la persona e la ricerca del bene comune affidando allo stato e agli enti locali un ruolo di primo piano nella fase della gestione. Tra le priorità va in primo luogo inserita la tutela del creato considerando che l’ambiente è il bene più prezioso che la Sardegna dispone. Centrale appare anche l’intervento in campo infrastrutturale, in quello dell’istruzione, della cultura, nello sviluppo della filiera turistica che ricomprende trasporti, agricoltura, artigianato, partendo dai territori. In queste direzioni è fondamentale che anche i cattolici escano allo scoperto facendosi promotori di partecipazione, di proposta, di iniziative tese al perseguimento del bene comune per tutti i sardi.

Franco Manca
Direttore Reg.le Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro

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