Lunedì, 11 Maggio 2026

 

Il 25 aprile, come tradizione, i ministranti della nostra Arcidiocesi hanno celebrato il loro Convegno annuale. Da qualche anno a questa parte, purtroppo, le parrocchie che partecipano sono in numero sempre più decrescente: non è un buon segno ecclesiale. Almeno secondo me...

di Tonino Zedda

Qualcuno azzarda che la giustificazione per tante assenze possa essere la data (molti ragazzi in questi giorni sono impegnati nelle gite scolastiche), altri dichiarano candidamente che, essendo il ministero liturgico del ministrante troppo delicato e importante, non bisognerebbe affidarlo ad adolescenti e, tanto meno, a bambini. Da parte mia ritengo che, essendo la data fissa nel calendario diocesano, ogni parrocchia (volendo) potrebbe organizzarsi e prevederne la partecipazione. Per quanto concerne l’età, fermo restando che bisognerebbe evitare la presenza solo coreografica di pupetti biancovestiti che fanno (forse) tanta tenerezza ma che non servono a niente, nel senso che non riuscendo a esercitare alcun tipo di servizio all’altare e all’assemblea, non può essere giustificata una loro presenza solo estetica e poetica. Per il resto chiunque possiede la capacità di apprendere il senso e la logica del servizio liturgico, a qualunque età appartenga, potrebbe e dovrebbe mettersi a disposizione affinché questo ministero, come tutti gli altri, pur non essendo indispensabile,sia recepito come importante e utile per rivelare la vocazione e la natura tutta ministeriale della Chiesa. Fondamento delle più diverse attività dei ministranti è in primo luogo, specialmente per quel che riguarda la Messa, la partecipazione all’offerta del sacrificio di Cristo. ministranti2018.3arborenseMolto efficacemente l’introduzione al Messale Romano ricorda che: Nella celebrazione della Messa i fedeli formano la gente santa, il popolo che Dio si è acquistato e il sacerdozio regale, per rendere grazie a Dio, offrire la vittima immacolata non soltanto per le mani del sacerdote ma anche insieme con lui, e imparare a offrire se stessi. Da questa partecipazione derivano tutti i ministeri come quelli che agevolano la partecipazione nella preghiera e nel canto comunitario dei fedeli, l’ascolto attento della parola di Dio, la partecipazione alla mensa del Signore con determinati atteggiamenti e gesti. Così diventa più chiaro che i ministranti, per quanto svolgano il loro servizio nel presbiterio, stanno anche dalla parte della comunità che sacrifica, prega e canta. Quanto poi essi svolgono di speciale nel presbiterio non è che il prolungamento del ministero sacerdotale che tutti i fedeli esercitano nei riti liturgici. Dalla vocazione sacerdotale di tutti i fedeli e dalla struttura di ogni celebrazione liturgica (proclamazione della parola di Dio, canto e preghiera, segni e azioni sante) derivano perciò diversi servizi e compiti. Affidare questi ultimi a un solo individuo o a pochi individui non sarebbe cosa rispondente alla natura del popolo di Dio e del culto. Giusta è invece una corretta suddivisione del ministero sacerdotale. Il servizio particolare attorno all’altare comporta perciò almeno un lettore, dei cantori e dei ministranti. I ministranti sono perciò necessari in ogni celebrazione in quanto collaborano alla realizzazione del corpo di Cristo che è la Chiesa radunata.

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