Lunedì, 18 Gennaio 2021

Figlio, se ti presenti per servire il Signore, preparati alla prova. In questo modo il Siracide (2,1) con la sua solita trasparenza pone le mani avanti nell’offrire un consiglio a chi accetta di svolgere un servizio per la comunità. Sembra dire: sebbene tu sia chiamato a qualcosa senza averlo cercato e preteso, non credere che sarà tutto rose e fiori.

Non si tratta di segnalare una concezione pessimistica o negativa, ma estremamente realista e concreta, avvalorata dall’esperienza comune e quotidiana. Dopo quattro anni di direzione, mi pare che queste parole abbiano davvero un significato ancora più pieno e toccante. Il servizio ha richiesto entusiasmo e ha provocato tanta gioia, per le tantissime persone incontrate, per le storie conosciute e condivise, per la bellezza di tessere le trame di un tessuto diocesano che richiedono pazienza e donazione. Insieme a ciò non è mancata la fatica, la pesantezza di un compito molto grande per le mie forze, la fragilità di tanti equilibri da tenere in armonia. Inutile far credere che tutto sia andato bene e sempre bene, ma questa è la sfida che viene chiesta dal servizio alla comunità: riconoscere il bene svolto e accettare anche le sconfitte che indubbiamente portiamo dentro di noi. Proprio per questo passaggio da un mondo fatato pieno di gratificazioni a uno più vero che ha mostrato anche personali difetti, ulteriori prospettive di crescita, una personalità che si deve ancora formare è il primo motivo di ringraziamento per questi anni. Ogni esperienza non può che essere utile per crescere, per confrontarsi, per scoprire se stessi, per farci ripartire con un bagaglio personale rinnovato e rafforzato. Ringrazio gli arcivescovi mons. Sanna e mons. Carboni per la fiducia e il sostegno nelle scelte condivise, considerando che il giornale è della Chiesa locale e non di un gruppo o di un singolo. Il secondo ringraziamento va a tutta la comunità diocesana che, in vario modo, ha partecipato alla faticosa bellezza di raccontarci e raccontarla. Tante comunità si sono avvicinate alle nostre pagine e le hanno scelte per condividere le iniziative che sono state progettate e realizzate. Altre lo devono ancora scoprire. In questo percorso è fondamentale il ruolo dei parroci e delle delegate, in modo che tutti si sentano a casa e non ospiti, ma collaboratori, protagonisti, parte integrate della comunicazione diocesana. Non è bello quando si preferiscono mezzi e canali generalisti, scavalcando la specificità di casa nostra. Un grazie particolare ai tanti collaboratori, in primo luogo a don Tonino, per il supporto, il lavoro, l’impegno profusi in questi anni. Ognuno a suo modo, con le proprie risorse e potenzialità, rubando tempo al lavoro e alle varie attività.
Grazie a Donatella e a tutti coloro che hanno supportato le edizioni settimanali del giornale con la pubblicità, con la distribuzione, con la promozione di ogni singolo numero. A Mauro e alla sua squadra il compito di prepararsi alla prova, per vivere con serenità questo servizio ecclesiale.

Michele Antonio Corona

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