Venerdì, 15 Novembre 2019

Progetto1

Nei giorni scorsi mi è stato consigliato di osservare le scritte presenti tra le due colonne di sinistra rispetto al portone di ingresso dell’episcopio...

di Michele Antonio Corona

Le cercavo sul muro frontale, come fossero messaggi pubblici per i passanti. Mi attendevo l’equivalente arborense del polemico Pasquino romano, la statua “parlante”, sulla quale si attaccavano nottetempo versi di satira contro i personaggi pubblici della capitale tra il XVI e XIX secolo. Mi attendevo proteste sociali, polemica contro le autorità, sostegno alla ribellione civile, denuncia di ingiustizie o prevaricazioni. Invece, niente di tutto ciò. Sono scritti sul pavimento rialzato e per leggerli bisogna saltare sopra. Questo indica ancora meglio la volontà degli autori di considerare quei messaggi di proprietà e interesse interni. Tra le tante scritte - che vi invito a leggere con attenzione - due balzano agli occhi per la loro forza e per un’ipotetica stessa mano che le ha scritte: Quanto vorrei trovare la forza per cercarti e Quando siamo con amici mi esplode il torace, il mondo tace, siamo solo io e te. Nel primo caso è evidente il forte anelito e desiderio verso un altro, che non riesce a trovare la forza necessaria per iniziare il cammino di ricerca e avvicinamento. Un sentimento che spesso coinvolge anche noi adulti nel processo di cambiamento, di crescita, di conoscenza del proprio io. Sapere che siamo inermi davanti a un obiettivo per il quale dovremmo giocare la nostra intera esistenza. La seconda scritta evoca un amplificato senso di esclusività nella relazione sentimentale: il mondo tace, gli amici non possono vedere ciò che si muove nel cuore e nessuno può mai essere come i due. Questo diario dei ragazzi di quel muretto potrebbe aiutarci a entrare meglio nel mondo giovanile o, almeno, in quella cerchia di ragazzi che hanno lasciato il loro pensare in uno dei luoghi centrali della nostra Chiesa diocesana. Un’antologia di pensieri e sentimenti fissati con un pennarello che parlano di rimpianti, amori, fumo e stelle passando per basse maree esistenziali, per scintille di passione, per una solitudine che viene meno solo a causa della musica. Forse questa terza frase può aprire nuove scie di riflessione: Sei solo tu quello che ho, l’unica droga cui non ho saputo dire di no.

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