Martedì, 19 Giugno 2018

 

TITOLO: Sulla faccia della terra.
AUTORE: Giulio Angioni.
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2015.

a cura di Cristina Bonu

Poco più di un anno fa, precisamente nel Gennaio del 2017, scomparve Giulio Angioni, importante scrittore e docente di Antropologia Culturale all’Università degli Studi di Cagliari. Angioni ci lascia una ricca produzione letteraria composta da romanzi, opere poetiche e saggi basati su ricerche effettuate con grande passione e professionalità.

Sulla faccia della terra AngioniNon potendo elencare tutte le sue opere mi limito a consigliarvi un suo romanzo: Sulla faccia della terra.
Il protagonista Mannai Murenu, garzone di vinaio del XIII secolo, racconta in prima persona come è riuscito a sopravvivere durante la distruzione della città di Santa Igia. Diversi i personaggi che Mannai incontra: Paulinu, il servo allo scriptorium di un convento, la nobile donzella Vera, la schiava persiana Akì, l’ebreo Baruch, il pescatore Tidoreddu e il cane Dolceacqua. Tutti insieme, fingendosi lebbrosi, si rifugiano in un’isoletta denominata isola Nostra. Da qui il racconto delle avventure che affronta questo gruppo di persone.
Per capire in modo completo questo romanzo è necessario conoscere il contesto storico entro il quale si svolge la vicenda, bisogna conoscere la situazione della Sardegna durante il Medioevo.
Dal secolo XI la Sardegna risulta suddivisa in quattro Giudicati: Torres o Logudoro, Gallura, Arborea e Cagliari. Purtroppo non si conosce ancora con precisione il percorso formativo di queste quattro entità. Pisani e Genovesi saranno una presenza costante all’interno dell’isola.
Il romanzo è ambientato all’interno del Giudicato di Cagliariche vedrà la sua fine nel 1258. La capitale Santa Igia verrà distrutta dai pisani e dai loro alleati. Il territorio verrà poi suddiviso in tre parti: una parte andrà ai Donoratico, i quali ne diedero una parte a Ugolino e l’altra a Gherardo, la seconda parte andrà a Guglielmo di Capraia e la terza a Giovanni Visconti.
Insomma una Sardegna ricca di eventi e ricca di nomi, a esempio riconoscerete Ugolino della Gherardesca, personaggio citato da Dante nella Divina Commedia.
Ma perché i pisani distruggono la città di Santa Igia? Dovendolo riassumere in poche parole posso dire che gli ultimi Giudici, Chiano di Massa e Guglielmo III di Massa, persistendo in una politica filo-genovese,porteranno i pisani ad una violenta reazione.
Un continuo intreccio di interessi e scontri. Intorno al 1300 l’unico Giudicato superstite risulterà essere quello di Arborea.
Provo un debole per la nostra storia e sono rimasta affascinata dalla lettura di questo libro, dalle descrizione dei luoghi e dei personaggi. Spero accada lo stesso a voi. Buona lettura!

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