Lunedì, 27 Gennaio 2020

Progetto1

La rubrica che abbiamo introdotto nel numero scorso cerca di rappresentare la nostra diocesi, che, per la sua vastità, comprende territori diversi per storia e paesaggi. In questo primo articolo ci dedichiamo alla zona del Montiferru...

di Rita Valentina Erdas

Il territorio

Il territorio di Seneghe si estende nel versante meridionale del Montiferru ed è caratterizzato, a settentrione da una zona montuosa, il Montiferru, rilievo di origine vulcanica ricco di sorgenti, torrenti e fiumi che hanno contribuito alla creazione di valli e gole in cui si trovano fitti boschi di lecci, e a meridione da una zona collinare che si estende verso il Campidano in cui prevalgono la macchia mediterranea, i pascoli e le coltivazioni, in particolare la vite e l’ulivo.

Il periodo nuragico

La ricchezza di risorse idriche ha influito sullo stanziamento delle comunità umane nei secoli. Agli inizi del Bronzo Medio risalgono i nuraghi “a corridoio” disposti “a ventaglio” ad una altitudine compresa tra i 450 e i 560 m slm, in prossimità di corsi d’acqua e in posizioni tali da essere visibili tra di loro, come i nuraghi Coa Pedrosa, Craccheras, Narba e Capulliedda, quest’ultimo costruito in una posizione di controllo del guado di un fiume. Dal Bronzo medio e recente fino al Bronzo finale si ha la diffusione dei nuraghi “a tholos” e si assiste alla nascita di una nuova strategia di popolamento, dovuta principalmente alla crescita demografica, che si traduce in una fitta rete di insediamenti. Molti dei nuraghi monotorre vengono trasformati con l’aggiunta di torri, bastioni, cortili. A questa fase risalgono i nuraghi complessi di Pranu, Conca’e Orzastu, Sinzimurreddus, Mesu Maiore, Sa Murta e Maganzosa, posizionati in una linea che taglia il territorio da Nord a Sud, attorno ai quali sorgono nuraghi più semplici posti a controllo delle vie di passaggio e dei guadi. Durante il Bronzo finale si assiste all’abbandono degli insediamenti situati nelle zone meno favorevoli e allo sviluppo di quelli adiacenti ai nuraghi più importanti, fino a giungere a mutamenti sociali che portano alla fine della costruzione di nuovi nuraghi. L’altissima densità di nuraghi nel territorio di Seneghe è da riportarsi all’abbondanza e alla dispobilità delle risorse idriche, di pascoli e di selvaggina, nonché alla presenza delle risorse minerarie del Montiferru.

seneghe nuraghe maiore Veduta Sud Est. Foto G. Maisola

Il Nuraghe Mesu Maiore

Il nuraghe, denominato anche Masu Maiore (probabilmente in origine Masone Maiore), sorge sul ciglio di un altipiano a 227 m slm a breve distanza dal centro abitato di Seneghe. Si tratta di un nuraghe del tipo complesso, quadrilobato, realizzato in blocchi di basalto di provenienza locali, posti in opera grezzi o sommariamente sbozzati, la cui tipologia trova riscontri con altri nuraghi, come Su Nuraxi di Barumini, nuraghe Tradori di Narbolia, nuraghe Nuracale di Scano Montiferro. È costituito da una torre centrale e da quattro torri collegate tra loro da una cinta muraria che sporgono dalla torre prencipale per circa ¾, conferendo all’intero edificio una forma romboidale. Il nuraghe poggia in parte su un basamento roccioso e in parte si erge su un pianoro; quest’ultima parte risulta la meglio conservata rispetto a quella poggiante sul basamento roccioso. All’interno della cinta muraria, di fronte alla torre principale, si apre un cortile ellittico. La torre principale si erge oggi fino ad una altezza di circa 9 m dal piano di calpestio, ma originariamente doveva essere conposta da due livelli uniti da una scala elicoidale. Il livello inferiore risulta in parte interrato, così come l’ingresso originario orientato a Sud-Est. Alla torre si può accedere dall’ampia finestrella di scarico che si apre sul cortile e porta ad un andito, lungo circa 4 m e coperto ad ogiva, da cui parte la scala elicoidale che porta al secondo livello. Dall’andito si accede alla camera principale del diamentro di 3,92 m con copertura a tholos integra, alta poco più di 5 m dal piano di calpestio attuale. All’interno della camera, in direzione Nord-Est di apre una nicchia. Del secondo livello, in gran parte crollato, rimane un finestrone rettangolare con architrave monolitico. Attorno al nuraghe in direzione Nord-Est si trovano i resti di un insediamento costituito da pietrame sparso e allineamenti murari rettilinei e curvi che affiorano dal terreno. Il materiale archeologico di superficie testimonia, oltre una importante fase nuragica che va dal Bronzo Finale-inizi Età del Ferro, una frequentazione punica, romana repubblicana, imperiale e tardoantica.

nuraghe maiore seneghe Veduta aerea. Foto F. Cubeddu Archivio Tocoele

GLOSSARIO

Età del Bronzo In Sardegna si sviluppa tra il 1800 e il 900 a.C. Si divide in Bronzo Antico (1800-1600 a.C.), Bronzo Medio (1600-1300 ac.C.) e Bronzo Recente e Finale (1300-900 a.C.)

Età del Ferro Periodo storico che si sviluppa tra il 900 e il 500 a.C.

Nuraghe “a corridoio” Tipologia di nuraghe più antica, costituita da un edificio a pianta circolare, ellittica o trapezoidale che presentano all’interno un vano allungato che può essere definito corridoio sul quale possono aprirsi dei piccoli vani o nicchie.

Nuraghe “a tholos” Tipologia classica e più comune di nuraghe. Può essere monotorre o complesso, cioè costituito da una torre centrale e da una o più torri secondarie collegate tra loro da una cortina muraria. Le torri tronco-coniche all’interno presentano una camera circolare con copertura detta falsa cupola o tholos.

Bibliografia

Maisola G. - Paesaggi nuragici del Montiferru meridionale: nuovi dati dal territorio di Seneghe (OR), in Quaderni, Rivista archeologica, 28, 2017, pp. 95-122.

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