Sabato, 15 Giugno 2019

Progetto1

Gv 12,20-33
In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto...

Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

Sono molti i pellegrini giunti a Gerusalemme per la Pasqua e tra questi vi sono anche i Greci che si avvicinano a Filippo e gli domandano: “Vogliamo vedere Gesù”! Questa domanda ognuno di noi dovrebbe farla propria, sentirla sua. Dovremmo chiederci quanto è vivo in noi il desiderio di ricerca, di pienezza, quanto siamo disponibili ad accogliere il mistero di Dio nella nostra vita.
In fondo l’uomo non si è dato da se stesso il gusto per l’infinito. Questa tensione verso Dio non nasce, infatti, da un capriccio della nostra volontà, ma ha il suo fondamento nella nostra stessa natura umana creata a immagine di Dio. Noi potremmo anche cercare di sopprimere questo desiderio di infinito, ma non riusciremmo mai a distruggerlo, perché siamo avvolti e circondati dall’amore di Dio.
Non sappiamo se i greci siano stati condotti da Gesù oppure no, Giovanni li fa uscire di scena come ha fatto con Nicodemo. La loro presenza è servita da espediente per preparare il terreno al tema che Giovanni vuole sviluppare: far vedere Gesù ai suoi lettori.
Perciò l’evangelista, invece di concludere il racconto, introduce un discorso in cui Gesù si fa realmente vedere manifestando il suo vero volto. Gesù esordisce con un’immagine presa dal mondo agricolo: “se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”. Siamo di fronte a una frase che, se capita male, può incrementare una visione negativa, dolorosa della religione e del cristianesimo. Lo scopo di tutta la frase, infatti non è la “morte”, ma il “produrre frutto”. L’accento principale non è sulla morte ma sulla vita.
Ognuno è come un chicco di grano nella famiglia, nelle relazioni, nella missione lavorativa. Ognuno è chiamato a “spezzarsi per l’altro”, a donarsi: questa è la via maestra per moltiplicare la nostra vita e non sprecarla.
Cosa cerchiamo nel coniuge? Cosa cerchiamo in un padre, in un amico? Dal coniuge, dal padre, dall’amico ci aspettiamo che sappia dare la vita per noi. Troviamo l’amore quando troviamo qualcuno capace di spezzarsi per noi e quando arriveremo alla fine della vita ci dovremo chiedere se abbiamo amato veramente qualcuno.
In fondo, l’allusione di Gesù al “chicco di grano che muore” spiega una grande legge della vita: crescere è doloroso, faticoso, e questa crescita passa attraverso varie rinunce. Per diventare “grandi, adulti, maturi” bisogna morire a idee romantiche, a illusioni, che ci portano lontano dalla nostra realtà, dalla nostra storia.
Infatti, quando diventiamo adulti? Quando non solo decidiamo di spezzarci per l’altro, ma anche quando lasciamo spazio all’altro, quando diventiamo capaci di “de-centrarci”. L’adolescente, al contrario è colui che vuole continuare a rimanere al centro, senza fare spazio all’altro. Il Vangelo ci offre un altro spunto di riflessione relativo a come dobbiamo intendere la nostra sequela di Gesù. Se vogliamo realmente metterci alla sequela del Maestro dobbiamo prima capire cosa è la gloria per Gesù. La parola gloria in ebraico indica il peso di una cosa, il valore. Come Gesù mostrerà il suo valore, la sua Gloria? Lo mostrerà dando la vita, perché la natura di Dio non è egocentrica, ma è amore, donazione. Questo deve essere il modello cui far riferimento per la nostra vita. Dalla riflessione di questo Vangelo emergono le seguenti tematiche: il desiderio di vedere Gesù, il diventare adulti per produrre frutto di donazione manifestando così la gloria di Dio.

                                                                                                                                           Gian Luca Longobardi ofmcap

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