Sabato, 07 Dicembre 2019

Progetto1

Il termine “discernimento” ritorna molto spesso nell’insegnamento di papa Francesco. Lo ha scelto come tema per il Sinodo dei Vescovi (ottobre 2018), indicandolo come operazione urgente nella vita della Chiesa e soprattutto nel processo vocazionale...

di ✞ Ignazio Sanna

Nell’Esortazione apostolica Amoris Laetitia (19 marzo 2016) gli ha riservato ampio spazio in relazione alla vita familiare, dedicando tra l’altro un intero capitolo, l’ottavo, al tema dell’accompagnare, discernere e integrare le fragilità. “Oggi - ha scritto il Papa - la Chiesa ha bisogno di crescere nel discernimento, nella capacità di discernere”.

Per crescere, ora, nella capacità di discernimento, dobbiamo chiarirci in che cosa esso propriamente consista e come lo si debba esercitare. Per quanto riguarda la sua natura, fra le tante, ritengo valida una descrizione secondo la quale esso è “un processo di conoscenza che si attua attraverso un’osservazione vigilante e una sperimentazione attenta, al fine di orientarci nella nostra vita, sempre segnata dai limiti e dalla non conoscenza. Come tale, è un’operazione che compete a ogni uomo e a ogni donna per vivere con consapevolezza, per essere responsabile, per esercitare la sua coscienza. Quando sperimentiamo la fatica della scelta, il dubbio, l’incertezza, oppure cerchiamo un orientamento nella vita quotidiana o nelle grandi decisioni da prendere, noi dobbiamo fare discernimento”.

Per quanto riguarda, invece, il suo esercizio, possiamo dire che il nucleo del discernimento consista nella capacità di leggere la volontà di Dio per la nostra vitae di ascoltare la sua voce nelle e attraverso le diversità delle vicende personali e sociali. Questo esercizio non è sempre facile, e nessuno dovrebbe avere la pretesa di insegnare agli altri quale sia per loro la volontà di Dio.I maestri di vita spirituale non si possono sostituire a Dio stesso. Gli accompagnatori nel discernimento non sono dei suggeritori ma i facilitatori dell’ascolto della Parola di Dio. Una valida indicazione per l’esercizio del discernimento, comunque,la troviamo nel libro di Giobbe. Nel dialogo tra Dio e Giobbe sui segreti della natura, al capitolo 38, dopo aver raccolto il dolore e la disperazione di Giobbe e aver ascoltato in silenzio i lunghi discorsi dei suoi tre amici, interviene Dio, non dando risposte ai suoi interrogativi, ma ponendogli delle domande. In questo modo, viene giustamente osservato, ci si sottrae all’insidia del dibattito sterile e si rilancia la relazione. “E in questo incontro personale, in cui finalmente i suoi occhi vedono Dio, Giobbe riconosce che ci sono troppe cose che non comprende: egli ammette che se vuole conoscere per quale via si arriva alla luce, la strada da percorrere è proprio stare nella relazione con Dio, vivendola fino in fondo come dinamismo della libertà nella verità. Il discernimento è l’arte di trovare in tutte le situazioni la via che porta dove abita la luce; è l’arte di rimanere in questa luce, che è un volto, di vivere – come scrive san Paolo agli Efesini – da figli della luce. Il discernimento è quell’atteggiamento di fondo che fa emergere nella concretezza della vita come la relazione con Dio arriva a plasmare in noi un modo di pensare, di sentire, di agire, che ha dei tratti molto particolari”.

In ultima analisi, il vero protagonista del discernimento è lo stesso Spirito donatoci da Gesù. Lo Spirito Santo è “il dono settiforme”, la fonte di tutti i doni. Per cui, nel cristiano, il discernimento opera come sinergia tra la voce della coscienza e quella dello Spirito. Il discernimento cristiano non è riducibile a una tecnica di introspezione, di maggiore conoscenza di sé, ma è un atteggiamento dell’animo disposto a lasciarsi guidare dalla grazia,un ascolto della voce di Dio che parla nel cuore dell’uomo e negli eventi della storia, un riconoscimentodella voce di Dio tra tante voci, nella consapevolezza che la voce di Dio non si impone, non comanda, ma suggerisce e propone, anche con un sottile silenzio (cfr. 1Re 19,12).

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