Martedì, 23 Aprile 2019

Progetto1

Non v’è dubbio che il contesto del cattolicesimo italiano sia cambiato a partire dai referendum sul divorzio e sull’aborto e, poi, dalla progressiva perdita di consenso popolare sugli ambiti dell’etica della vita e del matrimonio...

di ✞ Ignazio Sanna

Ma, secondo una visione profetica del card. J. Ratzinger, contenuta in una trasmissione radiofonica del 1968, “la Chiesa conoscerà una nuova fioritura e apparirà agli uomini come la patria, che a essi dà vita e speranza oltre la morte”. Riporto il cuore di quella trasmissione profetica.

“Dalla crisi di oggi, domani verrà fuori una chiesa, che avrà perduto molto. Essa diventerà più piccola, dovrà ricominciare tutto da capo. Essa non potrà più riempire molti edifici, che aveva eretto nel periodo della congiuntura alta. Essa, oltre che perdere aderenti numericamente, perderà anche molti suoi privilegi nella società. Essa si presenterà in modo molto più accentuato di un tempo come la comunità della libera volontà, cui si può accedere solo per il tramite di una decisione. Essa come piccola comunità solleciterà molto più fortemente l’iniziativa dei suoi singoli membri. Certamente essa conoscerà anche nuove forme di ministero e ordinerà sacerdoti dei cristiani provati, che esercitano una professione: in molte delle comunità più piccole e in gruppi sociali omogenei la cura d’anime sarà normalmente esercitata in questo modo. Ma accanto a queste forme sarà indispensabile la figura principale del prete, che esercita il ministero come lo ha fatto finora. Ma, nonostante tutti questi cambiamenti che si possono presumere, la chiesa troverà di nuovo e con tutta l’energia ciò che le è essenziale, ciò che è sempre stato il suo centro: la fede nel Dio Unitrino, in Gesù Cristo, il Figlio di Dio fattosi uomo, nell’assistenza dello Spirito, che durerà fino alla fine. Essa riconoscerà di nuovo nella fede e nella preghiera il suo proprio centro e sperimenterà di nuovo i sacramenti come servizio divino e non come un problema di struttura liturgica”.

“Sarà una chiesa interiorizzata, che non mena vanto del suo mandato politico e non flirta né con la sinistra né con la destra. Essa farà questo con fatica. Il processo infatti della cristallizzazione e della chiarificazione le costerà anche talune buone forze. La renderà povera, la farà diventare una chiesa dei piccoli. Il processo sarà tanto più difficile, in quanto dovrà essere segregata da una parte una mentalità da setta, dall’altra un tronfio arbitrio. Si può prevedere che tutto questo richiederà del tempo. Il processo sarà lungo e faticoso, proprio come fu molto lungo il cammino che portò dai falsi estremismi alla vigilia della rivoluzione francese, quando anche per i vescovi era diventato di moda mettere in ridicolo alcuni dogmi e forse lasciare persino intendere che non si riteneva sicura neppure l’esistenza di Dio, fino al rinnovamento del XIX secolo. Ma dopo la prova di queste divisioni uscirà una grande forza da una chiesa interiorizzata e semplificata. Gli uomini infatti saranno indicibilmente solitari in un mondo totalmente pianificato. Essi sperimenteranno, quando Dio sarà per loro interamente sparito, la loro totale e spaventosa povertà. Ed essi scopriranno allora la piccola comunità dei credenti come qualcosa di totalmente nuovo. Come una speranza, che li riguarda, come una risposta a domande, che essi da sempre di nascosto si sono posti. A me sembra certo che si stiano preparando per la chiesa tempi molto difficili. La sua vera crisi è appena incominciata. Si deve fare i conti con grandi sommovimenti. Ma io sono anche certissimo di ciò che rimarrà alla fine: non la chiesa del culto politico, che ha già fatto fallimento con Gobel, ma la chiesa della fede. Certo essa non sarà mai più la forza dominante della società, nella misura in cui lo era fino a poco tempo fa. Ma la chiesa conoscerà una nuova fioritura e apparirà agli uomini come la patria, che ad essi dà vita e speranza oltre la morte” (J. Ratzinger, trasmissione radiofonica del 24 dicembre 1968).

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