Lunedì, 25 Marzo 2019

Progetto1

 

La tradizione vuole che alla fine dell’anno si facciano le meditazioni sul tempo, si passino in rassegna i protagonisti della politica, dello sport, dello spettacolo, si tirino le somme di quanto è stato fatto o non fatto lungo tutto il corso dell’anno...

di ✞ Ignazio Sanna

Io non vorrei parlarvi del passato ma del futuro. Vorrei presentarvi una possibile regola di vita spirituale con l’aiuto dell’esortazione apostolica di Papa Francesco sulla santità, che ha per titolo Gaudete et exultate ed è sostanzialmente un invito a praticare la santità della porta accanto, ossia la santità senza altare. Seguendo il gesuita argentino p. Diego Fares, discepolo del Papa, vi propongo un protocollo di vita spirituale in quattro punti.

Il primo punto è l’ottimismo ad oltranza. Nel perseguire i nostri obbiettivi dobbiamo vincere la tentazione principale dello spirito della sconfitta. “Chi comincia senza fiducia, scrive il Papa, ha perso in anticipo metà della battaglia e sotterra i propri talenti. Il trionfo cristiano è sempre una croce, ma una croce che al tempo stesso è vessillo di vittoria, che si porta con una tenerezza combattiva contro gli assalti del male. “Lo spirito disfattista, aggiunge il Papa, ci tenta per farci imbarcare nelle cause perse”.

Il secondo punto è lo spirito di fede. È un invito a ”non ostinarci a guardare la vita solo con criteri empirici e senza una prospettiva soprannaturale”, ma ad allenarci a guardare le cose con gli occhi di Dio. La visione soprannaturale delle cose ci aiuta ad affrontare soprattutto il mistero del male. Stiamo attenti a non cercare spiegazioni razionali per la realtà del male. Davanti alla manifestazione suprema del male che è la morte le parole umane sono deboli. È più forte il silenzio, come quello dei tre amici di Giobbe che, di fronte alle sue disgrazie, per sette giorni e sette notti stettero in silenzio in sua compagnia (Cfr. Gb 2, 13).

Il terzo punto è pensare in grande. Il Papa lo ha formulato in questo modo: “Non smettere di sognare e di offrire al Signore una dedizione più bella” (GE 163). Il Signore “ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente” (GE, 1),. Guai a mortificare con il minimo sindacale di impegno missionario la testimonianza della gioia e la bellezza del Vangelo. Ai Padri Sinodali il Papa ha raccomandato: “Che lo Spirito ci dia la grazia di essere Padri sinodali unti col dono dei sogni e della speranza, perché possiamo, a nostra volta, ungere i nostri giovani col dono della profezia e della visione. La speranza ci interpella, ci smuove e rompe il conformismo del “si è sempre fatto così”; ci chiede di lavorare per rovesciare le situazioni di precarietà, di esclusione e di violenza. Agli stessi giovani ha chiesto sempre di scendere dal balcone, per vivere ed operare in mezzo alla gente; di lasciare le poltrone del salotto per uscire a sporcarsi le mani nel servizio alla povera gente.

Il quarto punto è la gioia dei piccoli passi. Il Papa utilizza la massima gesuitica che dice: “è cosa divina non essere costretto da ciò che è più grande, ed essere contenuto in ciò che è più piccolo”. In altri termini, “si tratta di non avere limiti per la grandezza, per il meglio e il più bello, ma nello stesso tempo di concentrarsi sul piccolo, sull’impegno dell’oggi” (GE 169). Noi diciamo che un grande viaggio comincia con un piccolo passo. Anche il grande viaggio della santità comincia con piccoli passi. Nessuno, infatti, nasce perfetto, ma tutti siamo perfettibili. Nessuno nasce santo, ma tutti siamo chiamati alla santità. È sempre valida la massima secondo cui “nella vita di ogni santo c’è un passato, ed in quella di ogni peccatore c’è un futuro”. Perciò, non lasciamoci condizionare dal passato, perché di nostalgia si muore, mentre di speranza si vive. Si può sempre migliorare e ricominciare da capo. Il cielo non è per gli eroi, perché dimostrano solo che cosa sia capace di fare l’uomo, ma per i santi, che rivelano che cosa sia capace di fare Dio.

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