Lunedì, 19 Agosto 2019

Progetto1

Natale è Dio con noi, e Dio è certamente con tutti noi: con chi ama e con chi odia, con chi prega e con chi pecca, con chi vive e con chi muore...

di ✞ Ignazio Sanna

Se professiamo che Natale è Dio con noi evitiamo di ridurlo alla fiera delle parole vane, dei sentimenti artificiali, degli auguri presi a prestito. Ci dobbiamo adoperare perché sia ancora Natale, cioè Dio con noi, anche quando le luminarie delle città e dei negozi si spengeranno, si cesserà di cantare i canti popolari, si svenderanno i panettoni, si riporranno i regali negli scaffali, si riaccompagneranno i familiari malati negli ospizi. È Natale quando facciamo prevalere la fede sulle convenzioni sociali, l’interiorità sull’esteriorità, la sincerità sull’ipocrisia, il Dio del quotidiano sul Dio del culto festivo.

Per me, sarà l’ultimo Natale vissuto e celebrato come vescovo della Diocesi. L’anno venturo, infatti, se Dio vuole, sarò di nuovo a Roma e, molto probabilmente, tornerò a celebrarlo nella Chiesa dell’Immacolata, come feci per 36 anni, prima di essere nominato arcivescovo di Oristano. Perciò, vivo questo Natale con sentimenti di gratitudine e di nostalgia.

Anzitutto con gratitudine. Dodici anni e mezzo di ministero episcopale sono volati via con grande velocità. Hanno lasciato, però, il segno. È vero che non si attraversa mai la stessa acqua del fiume, perché essa scorre e non torna indietro. Ma i sentimenti non scorrono come l’acqua. Lasciano tracce profonde nel cuore e nella mente. Le emozioni spirituali provate nell’imporre le mani di consacrazione diaconale e presbiterale sul capo di tanti giovani hanno creato un rapporto di paternità mai sperimentata nella mia vita. In verità, esse non hanno creato solo un rapporto sacramentale, ma anche vincoli umani, carichi di affetto paterno. Insieme a queste emozioni ho vissuto momenti di condivisione delle gioie e delle sofferenze di tante persone, sentimenti di ammirazione per gesti di generosità, altruismo, solidarietà. Non è possibile dimenticare il ricco patrimonio di umanità che ho ereditato dal mio ministero episcopale. Certamente, negli anni dell’insegnamento universitario si è creato con gli studenti un rapporto di discepolato intellettuale, sfociato in un’amicizia di ecclesiastici di vario grado, che ora vivono e operano nelle diverse parti del mondo. Gli anni di episcopato, tuttavia, hanno creato un rapporto di paternità tutto speciale, approfondito da esperienze di comunione e solidarietà.

Dopo la gratitudine la nostalgia. Concluso il ministero episcopale, infatti, riattraverserò il mare per tornare a miei studi e alle mie vecchie abitudini. Però, la memoria e il cuore rimangono legati al vincolo matrimoniale con la Diocesi, la mia sposa. Come si sa, il matrimonio dei vescovi non è mai un matrimonio d’amore ma un matrimonio combinato, perché la sposa non viene scelta per amore ma accolta per obbedienza al Papa. Tuttavia, l’amore è cresciuto man mano che ho incontrato volti amici, apprezzato tradizioni popolari, sperimentato tanta ricchezza spirituale, grande spirito di sacrificio, vivo senso di collaborazione. Un figlio di Sardegna non potrà dimenticare mai la bellezza selvaggia e misteriosa della sua terra, la voce struggente e melanconica di Andrea Parodi, i canti popolari del Natale e delle feste patronali, le creazioni artistiche dei nostri interpreti dell’anima. La nostalgia dei luoghi, delle voci, dei canti, sono una seconda natura, che nessun cielo e nessuna terra potrà modificare.

In tutti questi anni, secondo una tradizione dell’Istituto Secolare di cui faccio parte, alla sera, ho sempre benedetto la mia famiglia diocesana e raccomandato al Signore le persone che mi avevano chiesto una preghiera. Manterrò questa abitudine per dovere di gratitudine per i tanti doni ricevuti e per la promessa di fedeltà alle tante persone che si sono affidate alle mie preghiere. Sarà cambiato di sicuro l’orizzonte dei meravigliosi tramonti sul mare, ma resterà immutato l’animo nella sincera e profonda comunione degli affetti.

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