Sabato, 23 Febbraio 2019

 

Nella vita spirituale del cristiano l’Avvento è sempre un tempo liturgico di particolare riflessione. Tra i temi di riflessione più frequenti sono sicuramente l’attesa e la vigilanza, concepiti come una disposizione ideale per accogliere la venuta del Signore...

di ✞ Ignazio Sanna

A questo riguardo, vorrei riproporre la riflessione che Papa Francesco ha fatto, commentando la parabola delle dieci vergini, nell’omelia per la messa in San Pietro in suffragio dei cardinali e vescovi defunti. Ha iniziato precisando che “per tutti la vita è una chiamata continua ad uscire: dal grembo della madre, dalla casa dove si è nati, dall’infanzia alla gioventù e dalla gioventù all’età adulta, fino all’uscita da questo mondo”, e ha aggiunto:“l’incontro con Gesù, Sposo che «ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei» (Ef 5,25), dà senso e orientamento alla vita. È il finale che illumina ciò che precede. E come la semina si giudica dal raccolto così il cammino della vita si imposta a partire dalla meta.

Ha continuato sottolineando che “nel ministero, dietro a tutti gli incontri, le attività da organizzare e le pratiche da trattare, non va scordato il filo che unisce tutta la trama: l’attesa dello sposo. Il centro non può che essere un cuore che ama il Signore. Solo così il corpo visibile del nostro ministero sarà sorretto da un’anima invisibile. Comprendiamo allora quanto dice l’Apostolo Paolo: «Noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili, perché le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne» (2Cor 4,18). Non fissiamoci sulle dinamiche terrene, guardiamo oltre. L’essenziale nella vita è ascoltare la voce dello sposo.

Poi, soffermandosi a considerare l’elemento che è essenziale per le vergini in attesa delle nozze, cioè, l’olio, custodito in piccoli vasi, ne descrive tre caratteristiche e per ognuna di esse ne trae altrettante applicazioni spirituali.

Una prima caratteristica è la non vistosità. “Resta nascosto, non appare, ma senza di esso non c’è luce. Ciò ci suggerisce che di fronte al Signore non contano le apparenze, conta il cuore (cfr. 1Sam 16,8). Quello che il mondo cerca e ostenta – gli onori, la potenza, le apparenze, la gloria – passa, senza lasciare nulla. Prendere le distanze dalle apparenze mondane è indispensabile per prepararsi al cielo. Occorre dire no alla “cultura del trucco”, che insegna a curare le apparenze. Va invece purificato e custodito il cuore, l’interno dell’uomo, prezioso agli occhi di Dio; non l’esterno, che svanisce”.

Una seconda caratteristica consiste nel fatto che l’olio esiste per farsi consumare. “Solo bruciandosi illumina. Così la vita: diffonde luce solo se si consuma, se si spende nel servizio. Il segreto per vivere è vivere per servire. Il servizio è il biglietto da esibire all’ingresso delle nozze eterne. Ciò che della vita resta, davanti alla soglia dell’eternità, non è quanto abbiamo guadagnato, ma quanto abbiamo donato (cfr. Mt 6,19-21; 1Cor 13,8). Il senso del vivere è dare risposta alla proposta d’amore di Dio. E la risposta passa attraverso l’amore vero, il dono di sé, il servizio. Servire costa, perché significa spendersi, consumarsi”.

Una terza caratteristica dell’olio è la sua necessaria preparazione. “L’olio va preparato per tempo e portato con sé. L’amore, certo, è spontaneo, ma non si improvvisa. Proprio nella mancanza di preparazione sta la stoltezza delle vergini che restano fuori dalle nozze. Adesso è il tempo dei preparativi: nel momento presente, giorno dopo giorno, va alimentato l’amore. La grande tentazione è appiattirsi in una vita senza amore, che è come un vaso vuoto, come una lampada spenta. Se non si investe nell’amore, la vita si spegne. I chiamati alle nozze con Dio non possono adagiarsi in una vita sedentaria, piatta e orizzontale, che va avanti senza slancio, cercando piccole soddisfazioni e inseguendo riconoscimenti effimeri. Una vita scialba, abitudinaria, che si accontenta di fare i propri doveri senza donarsi, non è degna dello Sposo”.

 

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