Lunedì, 19 Novembre 2018

 

Qualche anno fa, la ricerca socio-religiosa che è stata condotta nel nostro territorio ha descritto le luci e le ombre, le mancanze e le risorse, le preoccupazioni e le speranze della Diocesi nei settori della fede professata, della fede celebrata, della fede testimoniata...

di ✞ Ignazio Sanna

Questa ricerca, tra tanti altri aspetti, ha messo in evidenza la distanza nei confronti della Chiesa in quanto istituzione,che sfocia in un netto distacco tra il vertice e la base sia nel campo delle verità dottrinali e della pratica religiosa che in quello dell’etica.

Mentre il distacco in campo etico e dottrinale tende a crescere, quello relativo alla pratica religiosa, grazie alla pietà popolare, è sostanzialmente stabile. Analizzando la dimensione della “credenza”, per esempio, solo il 30% degli intervistati crede in tutti gli insegnamenti della Chiesa senza riserve: due su dieci avanzano delle riserve e più di un terzo prende apertamente le distanze da alcuni insegnamenti della Chiesa. In definitiva, il rapporto tra orientamenti e comportamenti etici delle persone, da un lato, e le indicazioni date dal Magistero, dall’altro, evidenzia una frattura che va ricomposta con intelligenza e sapienza.

giubileo sacerdoti2web

A mio avviso, data questa situazione pastorale del nostro territorio, se si vuole e si deve dare una testimonianza viva dell’identità cristiana, è assolutamente necessario mettere la Diocesi in stato di missione. Il mio programma di episcopato per gli undici anni garantitimi dall’anagrafe prevedeva la visita pastorale, il sinodo diocesano, la missione popolare diocesana. I primi due punti sono stati realizzati con piena e generale condivisione. È rimasto inevaso il terzo punto: la missione popolare per dare slancio evangelico alla vita delle parrocchie. Ora, non si può ignorare la vocazione missionaria di ogni battezzato. Secondo Paolo VI, quando la Chiesa prende coscienza di sé diventa missionaria. Per la nostra Diocesi, perciò, il programma della “Chiesa in uscita” si deve tradurre in una Chiesa in stato di missione evangelizzatrice. Questa scelta vale sia per le parrocchie cittadine, che per le parrocchie dell’interno. Come si unificano i servizi delle banche, delle scuole, delle farmacie, delle caserme, così si dovranno unificare anche i servizi delle parrocchie, che ormai non hanno più la possibilità di operare da sole.

Per i prossimi venti trent’anni la situazione numerica del clero diocesano non cambierà, mentre la popolazione diminuirà sempre di più. Durante il periodo del mio episcopato, per esempio, la Diocesi ha perso mille abitanti all’anno, passando da 146.000 a 134.000 abitanti. Occorre, perciò, procedere a una reimpostazione del piano pastorale diocesano, perché non sarà più possibile continuare a gestire la vita della parrocchia difendendone i confini dell’appartenenza territoriale. Questa viene continuamente modificata dal nomadismo pastorale e demografico della gente, con la conseguenza inevitabile che la comunità ecclesiale, in quanto tale, non corrisponde più alla comunità territoriale.

Attesa la condizione di un clero sempre più vecchio e sempre meno numeroso (nell’anno 2018 l’età media dei 95 sacerdoti della Diocesi è di 62 anni, con 6 sacerdoti over 90, 12 over 80, 18 over 75) va sicuramente potenziata la formazione degli animatori parrocchiali, capaci di presiedere una liturgia della Parola, gestire l’assistenza ai poveri e ai malati, organizzare la formazione dei catechisti. Quello che ieri dovevamo fare per scelta oggi lo dobbiamo fare per necessità. Vanno potenziati soprattutto i consigli pastorali parrocchiali e quelli degli affari economici, non ancora presenti in tutte le parrocchie, nonostante si riconosca, a parole, che gli organismi di partecipazione favoriscono il senso di corresponsabilità. Vanno promosse, inoltre, nuove forme di collaborazione interparrocchiale, sulla falsa riga delle unità o comunità pastorali, specialmente nel servizio dei sacramenti, della pastorale giovanile e vocazionale, della formazione dei catechisti.

Photo credits: Giulio Gaviano

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