Martedì, 23 Luglio 2019

Progetto1

Domenica 12 maggio nella Cattedrale di Ozieri è stata celebrata la Messa Solenne che ha ufficializzato la traslazione dei resti mortali di mons. Serafino Corrias dal cimitero di Ghilarza, luogo in cui si trovavano dalla sua morte avvenuta il 31 maggio 1886...

di Irene Manca

La suggestiva cerimonia, alla quale hanno partecipato numerosi fedeli provenienti anche dalla diocesi d’origine di Mons. Corrias e diversi dei suoi pronipoti, è stata presieduta dal vescovo mons. Corrado Melis e ha avuto inizio con la benedizione della lapide e dell’urna funeraria collocate nella Cappella di Sant’Andrea. Hanno concelebrato mons. Ignazio Sanna, mons. Mauro Maria Morfino, mons. Giovanni Dettori e numerosi presbiteri, tra cui don Battistino Mongili, parroco di Domusnovas Canales. È proprio in questo piccolo borgo del Guilcer che nacque mons. Corrias il 9 febbraio 1823 e, appena dieci anni dopo, se ne allontanò per entrare nel Seminario di Bosa e dare così inizio al suo cammino spirituale. Tuttavia, il legame con il suo paesello d’origine rimase forte, tanto che era solito tornarvi ogni anno in occasione delle vacanze estive e una dimostrazione palese del suo affetto per Domusnovas la ritroviamo sul suo stemma episcopale, su cui fece raffigurare (“…non tenendo conto delle leggi dell’araldica…” come ricorda don Niola in un suo scritto) una piccola Chiesa in cima ad una collina, che rappresenterebbe la Chiesa del borgo, alla quale si giunge passando per due strade che si incontrano in un cuore.

Terminato il periodo di formazione bosano, mons. Corrias si trasferì a Sassari, dove nel 1844 conseguì la laurea in teologia e un anno dopo mons. Uda lo ordinò sacerdote e lo scelse come suo segretario. Il suo cammino sacerdotale ebbe inizio con la nomina di parroco della Cattedrale di Bosa e si distinse negli anni per aver sempre operato a sostegno dei bisognosi, mostrando forte spirito caritatevole e grandissima umanità. In particolare, nel 1855, durante una grave epidemia di colera, si dedicò alla cura e al soccorso dei numerosi malati, tanto da meritare una medaglia al valor civile insignita dal re.

Fu, inoltre, considerato a lungo uno dei migliori teologi sardi, una persona teologicamente e giuridicamente preparata, e nel 1857 vinse il concorso di “Canonico Teologale” della Cattedrale di Bosa, titolo con il quale accompagnò nel 1869 il vescovo di Nuoro, Salvatore Angelo Maria Demartis, al Concilio Vaticano I.

mons. serafino corrias 1200

Il 24 novembre 1871 Papa Pio IX gli affidò la diocesi di Bisarcio (oggi Ozieri), che guidò per circa 24 anni con uno zelo apostolico encomiabile. Fu un vescovo molto attento al clero e alla sua formazione e si mostrò molto vicino ai preti di campagna, per i quali ebbe spesso un occhio di riguardo. La sua costante presenza nelle parrocchie diocesane gli permise di toccare con mano la povertà materiale delle comunità e allo stesso tempo anche il loro degrado morale, per combattere il quale non si stancò di suggerire ai suoi sacerdoti tutte le buone pratiche volte a tenere vivo lo spirito religioso.

In un’epoca in cui alla Chiesa non spettava di occuparsi di trovare soluzioni per risolvere le problematiche sociali, ma solamente quelle di carattere religioso, mons. Corrias affermava che l’istruzione e la dottrina cristiana avrebbero potuto portare a un miglioramento anche nel campo sociale. Si mostrava quindi interessato al benessere della società in tutti i suoi aspetti.

Uomo di grande fede e di spiccata sensibilità, non mancava di inginocchiarsi davanti al Crocifisso per lasciarsi consigliare e ispirare quando era chiamato a prendere decisioni importanti e a gestire situazioni difficili.

Il suo operato diede nel tempo un grandissimo contributo ai territori bisarchiensi, che necessitavano, dopo lunghi anni di assenza, di una figura esemplare in grado di guidare i propri fedeli. Inoltre, in più occasioni, prestò sostegno spirituale anche a coloro che non erano direttamente affidati alle sue cure pastorali.

L’intensa azione sociale e religiosa del vescovo Corrias portò a un progresso economico e culturale delle popolazioni ed egli fu l’artefice di una vera rinascita della diocesi di Ozieri, provata in quel periodo da estrema povertà e disordini morali. L’istruzione religiosa del popolo unita alla formazione del clero rappresentarono i punti cardine della sua missione, ma a questi volle aggiungere la collaborazione con le autorità statali, che egli considerava necessaria, e l’attenzione all’identità, alle tradizioni e ai valori specifici del territorio.

Dotato di grande carisma, spesso si dimostrò all’avanguardia rispetto ai tempi.

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