Domenica, 23 Settembre 2018

presynodal meeting6 Abbiamo intervistato il presidente nazionale della Gioventù Francescana, Riccardo Insero, che ha partecipato come rappresentante dei giovani italiani all’assise presinodale con papa Francesco in vista del Sinodo dei vescovi sui giovani e della GMG di Panama. A lui abbiamo rivolto alcune domande sul clima respirato e sulle attese dei giovani per il Sinodo.

Riccardo Insero 3

Carissimo Riccardo, quale clima si è respirato durante l’incontro con il Papa? Giovani di tutto il mondo, di tante culture e con differenti esperienze ecclesiali.questa varietà puo essere considerata una ricchezza?

Un clima meraviglioso sin dall’arrivo. Tanti colori, tante lingue e tanta voglia di spendere bene il tempo insieme! È stato bellissimo il lavoro nei gruppi linguistici e quello in assemblea plenaria nei quali abbiamo lavorato per l’elaborazione deldocumento per l’assise sinodale. Inizialmente nei gruppi c’era un clima un po’ freddo, dovuto alle differenze di pensiero di diversi di noi che venivano da contesti diversi da quello cristiano cattolico, ma piano piano, con la conoscenza e i momenti fraterni, si è riusciti a gustare la ricchezza di essere diversi per poter davvero contribuire a questo Sinodo che, come desidera il papa, è un Sinodo di tutti i giovani, credenti e non e di tutte le culture.

Tu sei stato scelto come presidente della Gioventù Francescana d’Italia. Hai avuto modo di fare qualche intervento durante l’assemblea?

Io sono stato chiamato a rappresentare la Gioventù Francescana internazionale dal consiglio internazionale dell’OFS (CIOFS) in quanto nessuno di loro aveva una settimana a disposizione. Per cui ho portato nel mio piccolo l’esperienza di cammino sia umano che di fede dei giovani francescani.Il primo giorno il papa ha ascoltato le domande di 5 giovani da tuttoil mondo, io sono intervenuto in assemblea plenaria dopo la prima proposta di bozza del documento. Ho fatto un intervento/proposta di modifica nella prima parte del documento, nella sezione che riguarda il rapporto dei giovani con il web. Nella prima bozza del documento era stato molto ridotto il discorso a un mero uso di strumenti, e ad una un po’ banale riduzione della questione educativa sul come si usano e come non si usano il web e i social network.

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Ho chiesto che venisse ampliato il discorso parlando di ambienti e di spazi, per i quali è necessario imparare ad “abitare” (verbo caro anche al convegno ecclesiale di Firenze). Con questa chiave di lettura allora ciò che i giovani si giocano riguardo il web non è solo un “come fare” ma “come vivere”, che è una questione totalmente antropologica, e quindi più centrale sotto l’aspetto formativo-educativo.

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Quale puo essere il cammino tracciato per i ragazzi italiani?

Eravamo molti giovani italiani cattolici in rappresentanza di molti movimenti e carismi. Per il cammino d’ora in poi è emerso fortemente il desiderio di essere protagonisti nella vita della Chiesa. I giovani cattolici di oggi sono pronti ad assumere anche ruoli di responsabilità, ma abbiamo bisogno di essere ascoltati e di essere accompagnati da adulti nella fede (religiosi, consacrati e anche laici) che siano testimoni credibili della gioia del Vangelo.

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I giovani cattolici spesso accolgono con fatica tanti aspetti del magistero -soprattutto della morale- ma non si dicono totalmente in disaccordo né vorrebbero che la Chiesa cambiasse in sé, bensì che nella formazione e nell’incontro coi giovani non si banalizzino le questioni e non si diano risposte superficiali. In questo mondo globalizzato è importante che chi ha il ministero di accompagnare i giovani riesca a mettersi in gioco senza filtri esenza risposte preconfezionate! E sappia ascoltare.

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Il Sinodo e la GMG non rischiano di essere ulteriori eventi entusiasmanti e importanti, ma senza un ancoraggio al tessuto ecclesiale quotidiano che richiede pazienza e costanza? Inoltre, il pericolo è tagliare la radice nella comunità parrocchiale, trasferendo tutto a livelli piu ampli e anche poco vitali?

La GMG è un evento decisamente bello e profeticamente voluto e portato avanti da un grande santo che è stato GiovanniPaolo II. Come si legge chiaramente dal documento, questo tipo di esperienza non può essere l’unico momento di esperienza spirituale/culturale, ma appunto come dicevi nella domanda, è importante che la proposta formativa sia continuativa,che i contenuti siano “diluiti” nel quotidiano,e che i giovani stessi imparino a fare tesoro del prezioso tempo della “digestione”, del silenzio e del discernimento “faccia a faccia” col Signore. I giovani nel documento hanno chiesto di rinforzare le esperienze e i grandi eventi, però chiedendo un accompagnamento che sia quotidiano!
                                                                                                                                            A cura di MAC

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