Martedì, 19 Giugno 2018

 

Nell’Antico Testamento sono 40 i giorni del diluvio universale, 40 i giorni passati da Mosè sul monte Sinai, ancora 40 gli anni in cui il popolo di Israele peregrina nel deserto prima di giungere alla Terra Promessa; 40 i giorni di cammino del profeta Elia per giungere al monte Oreb e 40 i giorni che Dio concede a Ninive per convertirsi...

di Tonino Zedda


In questo periodo dell’anno liturgico viviamo la Quadragesima, cioè la forte esperienza dei quaranta giorni in preparazione della Pasqua. La Quaresima richiama alla mente i quaranta giorni di digiuno vissuti dal Signore nel deserto prima di intraprendere la sua missione pubblica. Quaranta è il numero simbolico con cui l’Antico e il Nuovo Testamento rappresentano i momenti salienti dell’esperienza della fede del popolo di Dio. È una cifra che esprime l’esperienza dell’attesa, della purificazione, del ritorno al Signore, della consapevolezza che Dio è fedele alle sue promesse. Nell’Antico Testamento sono 40 i giorni del diluvio universale, 40 i giorni passati da Mosè sul monte Sinai, ancora 40 gli anni in cui il popolo di Israele peregrina nel deserto prima di giungere alla Terra Promessa; 40 i giorni di cammino del profeta Elia per giungere al monte Oreb e 40 i giorni che Dio concede a Ninive per convertirsi, dopo la predicazione di Giona. Nei Vangeli sono anche 40 i giorni durante i quali Gesù risorto istruisce i suoi, prima di ascendere al cielo e inviare lo Spirito Santo. Tornando alla Quaresima, essa è un “accompagnare Gesù che sale a Gerusalemme, luogo del compimento del suo mistero di passione, morte e risurrezione e ricorda che la vita cristiana è una “via” da percorrere, consistente non tanto in una legge da osservare, ma nella persona stessa di Cristo, da incontrare, da accogliere, da seguire. Nella vita pastorale delle nostre parrocchie sopravvivono, anche se bisognerebbe in qualche modo di riformularle e aggiornarle alle esigenze spirituali del popolo di Dio, anche le 40 ore di adorazione pubblica e solenne dell’Eucaristia, che io chiamo piccola quaresima dentro la grande Quaresima. Le Quaranta Ore possono essere un bel momento nella vita delle comunità parrocchiali. Ecco come, in un dialogo possibile fra madre e figlia, mi piace spiegare cosa sono e quale importanza rivestono le 40 Ore. Figlia: Mamma, mamma cosa sono le 40 ore? Madre: Sono ore che si passano in compagnia di Gesù nell’Ostia consacrata, nell’Eucaristia. Figlia: E perché? M. Per dirgli quanto è importante per noi, quanto sia grande il nostro amore per Lui. F. Ma perché proprio 40 ore e non 30 o 50? M. Perché 40 sono le ore che Gesù ha passato nel sepolcro e 40 sono i giorni della nostra preparazione alla Pasqua: anche noi come Gesù siamo partiti dal deserto dove Gesù per 40 giorni è stato tentato, per camminare verso Gerusalemme dove lo celebreremo sofferente, morto e risorto. F. Ma dove si vanno a fare le 40 ore? M. Si va nella casa di Gesù, in Chiesa. Là lo trovi esposto nell’ostensorio (sembra un bellissimo sole) su di un trono in mezzo a fiori e ceri accesi. F.Ma scusa mamma, ma chi ha inventato le 40 ore? M.Le 40 Ore sono nate tanti anni fa, più o meno all’inizio del 1500 a Milano grazie ad alcuni sacerdoti che hanno pensato che quest’adorazione continua fosse il modo migliore per chiedere aiuto a Gesù in momenti molto difficili che il paese doveva superare, come la guerra e la peste. La preghiera davanti al Santissimo Sacramento ha donato fiducia e speranza agli uomini di quel tempo, così pian piano le 40 Ore sono state diffuse un po’ dappertutto in Italia, in Europa e nel mondo, soprattutto nel periodo quaresimale. Infatti la Quaresima è il periodo in cui cerchiamo in modo più sentito, di rivedere la nostra vita, di riconciliarci con Dio Padre e di camminare con i fratelli, perciò l’adorazione di Gesù nell’Eucaristia ci prepara a vivere meglio il cuore e il centro della nostra vita cristiana: la Pasqua.

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