31 lug 10

L’editoriale. A 360 gradi

Comunicare

Comunicare non è una necessità della nostra società, ma data dalla storia dell’uomo.
L’essere umano è fatto per comunicare; oggi lo si capisce sempre più perché abbiamo maggiori mezzi di espressione: cellulare, televisione, radio e Internet. Le maggiori società industriali e commerciali hanno o si sono dotate di un settore comunicativo, le università hanno aperto facoltà di comunicazione, sia per studiare il fenomeno, sia per usare la comunicazione in ogni campo, teorico o pratico.
La sfida odierna per la Chiesa è quella di comunicare la cultura. La storia ci insegna che nella letteratura, nell’arte e nella scienza gli uomini di chiesa hanno svolto un ruolo importante, al punto da essere identificati come uomini di cultura.
Nell’ultimo secolo, purtroppo, mentre c’è stato il rapido sviluppo dei mezzi della comunicazione, la Chiesa è rimasta alla finestra a verificare e criticare, senza impegnarsi direttamente e seriamente nel campo culturale-comunicativo, se non in alcuni casi dovuti alla lungimiranza di persone come Pio XI o il beato Don Giacomo Alberione.
Il desiderio della nostra redazione è quello di comunicare a 360 gradi e non soltanto attraverso la carta stampata. Quattro anni di esperienza sono sufficienti per cercare di vincere nuove scommesse.
Dopo il successo del Concorso di Poesia L’Arborense, che vedrà il suo apice nella giornata di settembre dedicata alle premiazioni, proporremo come redazione, a partire da settembre, delle attività collaterali: presentazioni di libri, concerti, dibattiti, eventi, ecc. Il tutto dislocato nel territorio e in collaborazione con associazioni e parrocchie della nostra diocesi e non solo. In via di definizione, ad esempio, un concorso “cinematografico” intitolato I corti de L’Arborense che coinvolgerà bambini e ragazzi delle scuole della diocesi.
L’obiettivo è di valorizzare ulteriormente le competenze dei redattori del nostro settimanale e di “diversificare” l’offerta degli eventi in diocesi con un occhio di riguardo verso i cosiddetti “lontani”.
I nostri redattori (ben 13 sono iscritti all’albo dei giornalisti), e coloro che si aggiungeranno, diverranno un vero e proprio staff di animatori della cultura e della comunicazione pronto a collaborare con qualsiasi realtà.
In estate sarà online il nostro nuovo sito (www.arborense.it), che per vari motivi abbiamo trascurato nel corso di questo ultimo anno. Finora, nella storia della comunicazione umana nessun “mezzo” ha mai annientato un altro. È arrivato il cinema, capace di mostrarci quello che fino ad allora potevamo solo immaginare leggendo libri, ma la carta stampata è rimasta. Poi è arrivata la radio con le sue informazioni aggiornatissime, ma quotidiani e periodici hanno continuato a vivere. Neanche la tv, questa ammaliatrice che ancora oggi cattura gran parte del nostro tempo libero, è riuscita a cannibalizzare gli altri “media”. Ed è ragionevole pensare che neanche Internet, con i suoi social network, gli aggregatori di notizie e i suoi potentissimi motori di ricerca riuscirà a soppiantarli. Ma è altrettanto evidente che nell’era del digitale, di quel nuovo ambiente in cui il “dove” e l’ “ora” non sono più quelli delle coordinate spazio-temporali alle quali siamo abituati, niente è più come prima. Ogni “media” deve costantemente ripensarsi, riproporsi, andare ad intercettare con modalità nuove i bisogni autentici della gente. “Il mondo sta cambiando molto in fretta”, ha osservato il magnate della comunicazione Rupert Murdoch. “Chi è grande non sconfiggerà più chi è piccolo, ma chi è veloce batterà quelli che sono lenti”. L’altra grande possibilità che si apre con L’Arborense online è quella dei sardi all’estero. Non solo i nostri missionari, ma anche i tanti emigrati legati ancora alla nostra terra. Oggi per inviare in posta aerea il settimanale in Brasile occorre una cifra esorbitante e magari il giornale arriva dopo un mese, quando va bene. Anche per le vicine Germania o Francia, nonostante l’Unione Europea e frontiere sempre più virtuali, gli euro da aggiungere al costo normale dell’abbonamento sono tanti.
Questa nuova interpretazione del settimanale diocesano ci pare un grande passo in avanti, in tutti i sensi; naturalmente non mancherà una maggiore attenzione alle realtà locali e alle nostre foranie.
L’Arborense, sempre da settembre, avrà inoltre una grafica migliore e nuove rubriche.
C’è, però, una nota dolente: in autunno aumenteremo il costo dell’abbonamento (25 euro) e il costo della copia (1,30 euro), pur sapendo bene che questo non è un giornale patinato, non è una rivista, ma sapendo altrettanto che un po’ di idee, un po’ di buona informazione e un po’ di comunicazione all’interno delle nostre diocesi valgono più di qualche euro.
Ci piacerebbe che questo aumento fosse interpretato come una sorta di azionariato popolare da parte dei nostri abbonati cattolici e non della diocesi (L’Arborense non è giornale da sacrestia), come la riscoperta di un senso di appartenenza che si traduce in un gesto concreto di sostegno al settimanale che, sia pure indegnamente, rappresenta il nostro territorio.
Ora un po’ di riposo anche per noi.
Buona estate e arrivederci a settembre!

Giuseppe Pani

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