21 gen 12

Per educare servono autentici testimoni

Quest’anno ho voluto prestare un interesse particolare al messaggio di Benedetto XVI per la giornata Mondiale della Pace. A suscitarmi quest’interesse è stato l’argomento del messaggio “Educare i giovani alla giustizia e alla pace”, un tema che assume un’importanza particolare in questo tempo segnato da ogni tipo di disgregazione e di disaffezione comunitaria. Un tempo in cui igiovani sembrano essere più educati all’individualismo che a guardare all’altro, al bene comune, con fiducia e speranza. È attuale come all’apertura verso l’altro, si stia sostituendo la difesa a tutti i costi dei propri confini, e tutto ciò che viene al di fuori della propria “zona di sicurezza” viene visto come il nemico, come qualcosa dal quale doversi difendere in ogni modo. Questi atteggiamenti, a lungo andare, conducono ad una chiusura dell’anima, del cuore, impediscono l’amore vero, quello in cui siamo inseriti e cioè il “progetto di salvezza di Dio”. È uno stile di vita che s’insinua non solo nel rapporto con i nostri simili, ma coinvolge tutto il creato. Stiamo vivendo all’interno di una cultura dove l’individualismo sembra voler prevalere sulla solidarietà, il profitto non guarda in faccia nessuno, i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Uno scenario che ci ricorda l’antico contesto sociale, in cui prendevano posizione i Profeti. Le denunce riguardavano temi come la corruzione delle autorità, la situazione di sopraffazione contro i poveri, gli orfani e le vedove, ma anche contro l’idolatria del popolo d’Israele che si nascondeva dietro le false sicurezze religiose. Com’è facile per noi oggi, nasconderci dietro il nostro dirci cristiani. La Pace non si può limitare al nostro sentirci in pace con la coscienza, perché da buoni cattolici andiamo a Messa la domenica. Essere Cristiani non è part-time, non è solo cosa della domenica, ma riguarda tutta la nostra esistenza, la nostra quotidianità. Le scelte quotidiane dovranno essere fatte secondo questa consapevolezza, nella prospettiva di riconoscere la propria vita come un dono, così come un dono sarà la vita dell’altro. Vivere nella Pace vuol dire prima di tutto essere in pace con se stessi, e come è possibile riconoscere nella propria vita questo bisogno? È una riflessione alla quale ritorno spesso in questo periodo, e sono arrivato alla conclusione che per noi Cristiani, l’unico modo di sentirci “in pace”, è quello di riconoscere e accettare che Gesù Cristo oggi viene nelle nostre singole storie a dare luce alle nostre oscurità. A noi rimane la volontà di lasciarci guidare dalla sua testimonianza d’Amore. È da qui che nascono tutti i gesti di carità, di solidarietà, di rispetto dell’altro e del creato. Il Card. Scola, il primo gennaio nel Duomo di Milano, nell’omelia alla Celebrazione Eucaristica, sottolineava come: “Più che mai nell’attuale frangente storico di transizione rapida e segnato da non pochi traumi, i cristiani sono chiamati a passare da una fede per convenzione ad una fede per convinzione.” Sono parole che ci spingono a riconoscere la responsabilità che dobbiamo sentire come “testimoni” dell’amore del Padre nel tempo storico in cui siamo chiamati a vivere. Benedetto XVI, nel suo messaggio “Educare i giovani alla giustizia e alla pace”, afferma che per educare: “Sono più che mai necessari autentici testimoni, e non meri dispensatori di regole e di informazioni; testimoni che sappiano vedere più lontano degli altri, perché la loro vita abbraccia spazi più ampi. Il testimone è colui che vive per primo il cammino che propone.”

Enrico Perlato

Like this post? Post Comment, Download and Subscribe RSS

Articolo precedente:

Articolo successivo: