21 gen 12

La lotta dei no radar

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Oltre duecento persone (mancavano politici e amministratori locali) hanno partecipato alla manifestazione, accompagnate da una guida turistica che ha illustrato le bellezze naturalistiche ed archeologiche di quel tratto di costa: giovani e anziani, genitori e figli, famiglie intere, uniti ed accomunati dal profondo amore per il proprio territorio, dal grande rispetto per la propria terra e per la natura incontaminata che si offre ogni giorno agli occhi dei suoi visitatori. “I radar della Guardia di Finanza e delle Capitanerie di Porto sono pericolosi per la salute e per l’ambiente, non li vogliamo a casa nostra e da nessun’altra parte»”, queste le parole di Graziano Bullegas del Comitato di Sant’Antioco che già durante l’Assemblea dei comitati No Radar della Sardegna, tenutati a Cabras il 28 dicembre 2011 aveva espresso il suo pensiero e la sua profonda preoccupazione. Si..perché è proprio in Sardegna, nella nostra splendida isola che Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto intendono piazzare 15 radar di profondità modello EL/M -2226 ACSR, fabbricati dall’azienda Elta System LTD,  ridosso dei centri abitati, in luoghi di straordinaria bellezza storica e naturalistica. La motivazione addotta dai corpi interessati era l’esigenza, condivisa dal Ministero dell’Interno, di incrementare e affinare gli strumenti di prevenzione e contrasto ai fenomeni illeciti perpetrati via mare e all’immigrazione clandestina, ma che in realtà, secondo i Comitati sardi No radar , è riassumibile nella sigla C4I: un sistema complesso e articolato di sorveglianza e controllo elettronico militare. C4I sta per “Comando, controllo, comunicazione, computer, informazione”, e le sue funzioni di intelligence vengono assolte direttamente dai Servizi segreti italiani. La necessità di monitorare gli sbarchi dei clandestini provenienti dalle coste africane sarebbe, poi, insufficiente a motivare l’installazione dei radar sulla Costa occidentale dell’isola, dato che quest’ultima non è mai stata oggetto di sbarchi o di flussi di stranieri in cerca di fortuna e condizioni di vita migliori. Alcune popolazioni locali preoccupate dal possibile posizionamento dei radar nei propri territori hanno fatto ricorso al Tar Sardegna evidenziando pericoli connessi agli effetti nocivi prodotti dalle onde elettromagnetiche e all’impatto ambientale dei tralicci realizzati in luoghi in cui storia e paesaggi mozzafiato si fondono in un unico grande patrimonio da preservare e custodire gelosamente. A seguito del ricorso al Tar Sardegna presentato da Italia Nostra e dal Comune di Tresnuraghes, le Fiamme Gialle hanno rinunciato alla installazione dei radar nei siti di Capo Sperone (Sant’Antioco), Capo Pecora, Ischia Ruja e Argentiera, facendo tuttavia sapere di non avere nessuna intenzione di cancellare la rete di sorveglianza radar ma di avere solo dirottato i quattro impianti della Sardegna nei siti militari di Capo Sant’Elia a Cagliari, Capo Sandalo a Carloforte, capo San Marco a Cabras e Capo Caccia ad Alghero. Per i comitati NO RADAR la scelta dei nuovi siti, che presentano le stesse caratteristiche ambientali e paesaggistiche dei precedenti, sembra soddisfare semplicemente il bisogno di piazzare degli apparecchi acquistati inopportunamente dalle Fiamme gialle, piuttosto che un’esigenza della comunità sarda e italiana. Secondo Italia Nostra, che ha partecipato alla marcia pacifica di Sabato 7 gennaio, “considerati i costi di installazione dei radar della Guardia di finanza e di acquisto di quelli della Guardia Costiera, si risparmierebbero oltre 400 milioni di Euro se si decidesse di rinunciare ad essi”. Sul promontorio di Capo San Marco, sabato scorso, in un tripudio di profumi e colori di macchia mediterranea e un azzurro mare da incanto, tante persone hanno fatto sentire la propria voce, hanno espresso il proprio pensiero e le proprie legittime preoccupazioni, senza armi, senza violenza, soltanto con l’amore nei confronti di una terra stupenda, da proteggere e da salvaguardare. E in attesa del nuovo incontro dei Comitati Sardi No Radar, previsto per il 29 Gennaio 2012, quel lenzuolo bianco candido continuerà a sventolare sul promontorio di Capo San Marco, tra il ginepro e il lentischio, tra la flora e la fauna che da sempre hanno popolato questo luogo magico, di immutata bellezza.

Federica Deiala

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