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Parrocchia o sagrato virtuale?

Chiesa e Internet

Una recente ricerca voluta da WeCa (Associazione Webmaster Cattolici Italiani) ha fatto il punto sulla diffusione di Internet all’interno della realtà delle nostrane parrocchie. Il quadro che ne scaturisce è in linea con la realtà culturale contemporanea e dimostra il notevole livello di informatizzazione delle nostre chiese.

Circa l’ottantacinque per cento delle parrocchie italiane possiede uno o più computer, di cui il settanta per cento ha una connessione alla Rete e quasi il sessantadue ha un indirizzo di posta elettronica.

Questi dati sono di grande interesse per sottolineare l’andamento a passo con i tempi della dimensione parrocchiale, pur tenendo conto del significativo tasso si invecchiamento del clero italiano e l’affidamento di più parrocchie a uno stesso parroco.

In che modo i religiosi si avvalgono di Internet?

Quasi la totalità afferma di servirsene per reperire informazioni; nelle parrocchie provviste di un sito web, la ricerca viene sistematicamente effettuata per implementare le informazioni disponibili, favorire le attività pastorali, liturgiche e caritatevoli.

Circa il venticinque per cento delle parrocchie che hanno un sito, offrono la possibilità di iscriversi a una mailing-list e circa il sessanta per cento offre materiale pastorale per i fedeli che accedono al sito.

Insomma anche la parrocchia si è allineata alle istanze di un modernismo che risulta irrefrenabile, che si avvale dei mezzi più moderni e potenti per portare la comunicazione ovunque.

Numerosi parroci tendono però a rifiutare l’idea di “parrocchia virtuale”, optando per un’altra definizione: “sagrato virtuale”.

In effetti, tale definizione risulta più idonea, se pensiamo che quel “territorio” in sospensione tra sacro e profano è nato come parte integrante dell’edificio di culto, poi via via la sua funzione ha assunto connotazioni sempre più laiche, passando da una funzione devozionale-rituale a un’altra che potremmo definire sociale.

Dai tempi in cui il sagrato ospitò i “fuoriusciti” del dramma liturgico alla ricerca di uno spazio “altro” in cui cominciare a dare voce ai primi vagiti del teatro profano, fino alle domeniche della “messa grande” in cui quel luogo fu testimone di tante contrattazione dei nostri nonni che con il vestito della festa e le scarpe lustre stabilivano valori di bestie e terre, lo spazio davanti alla chiesa ha visto variare ampiamente le sue caratteristiche, i suoi toni, le sue atmosfere.

Dalle funzioni pratiche nell’architettura paleocristiana con l’unione dell’atrium e del nartece, fino al Rinascimento quando il sagrato subì una riduzione della sua fortuna architettonica, quello spazio oggi diventa virtuale e estende il Verbo nel dedalo del villaggio globale.

Dall’indagine apprendiamo infatti che numerosi parroci si servono di Internet anche per mantenersi in contatto con parrocchiani emigrati, accompagnandone così la crescita spirituale anche a distanza.

Il “sacerdote online” forse non è così facile da metabolizzare come potrebbe sembrare a una prima valutazione, ma senza dubbio accresce le opportunità di contatto e suggerisce nuove forme di relazione sociale.

Ovviamente ognuno avrà un suo parere, ma è innegabile che l’immagine del “sagrato virtuale” ha il brillante ruolo di recuperare la tradizione attraverso l’utilizzo di strumenti moderni, ormai fisiologicamente integrati nel linguaggio e nel modus vivendi dei giovani.

Va segnalato che la presenza delle parrocchie in Rete è un fenomeno originato da istanze provenienti “dal basso”, cioè non fa parte di un progetto generale, ma trae linfa da iniziative di singoli: segno dei tempi, certo, ma anche espressione della volontà di mantenere vivo e costante un dialogo.

Massimo Centini

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