Catechesi del Vescovo
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Vedere nelle ferite dei poveri la carne di Cristo

Il vero significato della misericordia

Nell'insegnamento proposto da Gesù la misericordia non è solo l'attributo divino per eccellenza, ma la regola d'oro del discepolo

Parole chiave: misericordia (4), san matteo (1), catechesi (44), arcivescovo (14), vangelo (36)
Il vero significato della misericordia

Una delle parole che sento più spesso ripetere a proposito e a sproposito è “misericordia”. La trovo sempre a proposito, ovviamente, sulle labbra di papa Francesco. Egli la ripete sempre con passione e convinzione. L’ha menzionata pubblicamente dalla finestra del Palazzo Apostolico già all’inizio del suo pontificato, quando lodò il libro sulla misericordia del card. Walter Kasper, che aveva letto nei giorni del conclave. Bisogna notare che il Papa non parla mai dei princìpi della misericordia. Questi lasciano il tempo che trovano e possono gratificare solo i teorici del pensiero. Il Papa parla delle opere di misericordia, quelle che costituiscono il codice di comportamento dei cristiani, e che sono riassunte nel capitolo 25 del vangelo di San Matteo. Sono le opere che hanno reso santi uomini e donne di ogni tempo e luogo, e che ancora oggi esaltano la generosità di tutti coloro che vedono la carne di Cristo nelle ferite dei poveri. La trovo usata a sproposito, invece, quando me la sento ripetere da tutti quelli che mi chiedono di ammettere a fare da padrini e madrine coloro che non ne hanno i requisiti, la celebrazione dei sacramenti fuori dalla chiesa parrocchiale, le raccomandazioni per ottenere trasferimenti o posti di lavoro.

Non sarà del tutto inutile, stando così le cose, spendere qualche parola per chiarire il vero significato della misericordia, di questa parola, cioè, contesa tra verità e giustizia, tra rigore e compassione, tra legalismo e buon senso. L’enciclopedia filosofica la definisce: “misericordia = virtù consistente in una determinazione specifica dell’amore, comprensiva di un momento passivo (compassione), nel quale la miseria altrui arreca tristezza al cuore (in ciò l’etimologia), e di un momento attivo (beneficenza), nel quale ci si adopera per ottenere l’eliminazione della miseria compatita”. In questa definizione, don Giovanni Tangorra, docente di ecclesiologia alla Lateranense, individua tre elementi fondamentali: il cuore, la miseria e l’azione. L’amore è la sorgente, la miseria il movente, l’azione impedisce le derive della verbosità e del sentimentalismo.

In realtà, misericordia è l’altro nome di Dio. Giovanni Paolo II ha scritto tre encicliche per evocare i nomi e i ruoli delle persone della Trinità. Per Dio Padre ha scelto il titolo Dives in misericordia, ricco di misericordia, pronto a perdonare ogni colpa senza limiti di tempo e di misura. Gesù è il Redentore dell’uomo, colui che personifica la bontà del Dio vicino, che giudica il peccato ma salva il peccatore. Scrive don Tangorra: il suo visitare le città, percorrere le strade, superare i confini, vedere e toccare le persone, sedersi alle mense più improbabili, conversare, perdonare, consolare, dare voce, hanno gettato il seme della misericordia nella storia. Nel campo visivo della misericordia rientrano temi chiave come la povertà, l’esclusione, il perdono. Schierandosi a favore delle vittime, Gesù denuncia la causa dei mali nel potere oppressivo, qualunque sia la sua origine, e annuncia la soluzione nella discesa della compassione divina. Egli dichiara beati i poveri, sposta gli ultimi in prima fila, perdona e riconcilia i peccatori. Questi rovesciamenti, osserva don Tangorra, non potevano passare inosservati, ma Gesù rimanda i suoi denigratori a scuola del profeta Osea, che scrisse: “misericordia io voglio e non sacrifici”. Il sacrificio esprime un rapporto chiuso della religione, mentre la misericordia la riempie di relazioni.

Nell’insegnamento di Gesù la misericordia non è solo l’attributo divino per eccellenza, ma la regola d’oro del discepolo. San Luca trasforma il detto di San Matteo “essere perfetti come il Padre celeste” in “siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso”. Siccome il nostro tempo è il tempo della misericordia, chi vuole essere perfetto lo sarà nella misura in cui sarà misericordioso. Senza parlarne a sproposito. Agendo in verità. Non a difesa di una dogana. Ma come portieri di una casa paterna sempre aperta.

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